Continua la protesta dei precari della provincia regionale di Agrigento che hanno anche trascorso la notte all’interno del palazzo. Non hanno alcuna sicurezza né su quanto avverrà alle Province né, tanto meno, su quanto avverrà dopo il luglio prossimo, termine stabilito dalla legge per le stabilizzazioni. Preoccupazioni solo parzialmente sopite dopo l’incontro di ieri mattina tra le organizzazioni sindacali, il presidente della Provincia, i dirigenti, e l’assessore Piero Marchetta, rientrato ad Agrigento martedì e che si è seduto al tavolo pochi minuti dopo aver giurato (e senza delega, al momento). L’incontro pare abbia dato esito parzialmente positivo. Per i sindacati, infatti, le procedure di stabilizzazione realizzate tra il 2010 e il 2011 dall’Ente – i lavoratori della famosa cooperativa “Penelope”- hanno di fatto avviato un percorso che potrebbe adesso includere anche gli altri precari. Vi è però il problema del superamento della quota del 50 per cento della spesa generale. Attualmente, infatti, spendiamo già il 52 per cento di quanto in bilancio per il personale, e, secondo una stima emersa martedì, potrebbe essere raggiunto addirittura il 60 per cento. Un calcolo che però, secondo i sindacati, potrebbe tenere in considerazione anche i fondi regionali per i precari, che andrebbero decurtati. Questo, a loro parere, potrebbe riportare “l’asticella” verso il verde, e consentire le operazioni di stabilizzazione, visto che l’Ente è economicamente in grado di sostenerne il peso. D’Orsi ha confermato di voler procedere alla stabilizzazione, se questo sarà consentito dalla legge. Del resto è stato lui stesso ad inserire la questione dei precari della provincia tra i motivi per cui ha nominato una nuova giunta a due mesi dal commissariamento. Adesso l’assessore Marchetta, a cui toccherà, entro un paio di giorni, il compito di verificare con gli uffici la fattibilità della proposta avanzata dai sindacati ed, eventualmente, sbloccare la situazione. I lavoratori, intanto, non sono intenzionati a fermare la protesta, sebbene si dicano fiduciosi.

Gioacchino Schicchi