Una legge regionale per l’acqua pubblica promosso con una raccolta di firme popolari ed un flash mob per richiamare l’attenzione su tutti i beni di origine pubblica. Sono trascorsi due anni dal referendum del 13 giugno 2011 quando 27 milioni di italiani andarono al voto per esprimere a larghissima maggioranza la loro volontà che non venisse privatizzato il servizio idrico. Anche in Sicilia la maggioranza che espresse queste stesse volontà fu schiacciante. A due anni di distanza Palermo ha celebrato il secondo compleanno di un referendum dall’esito disatteso. io della vittoria referendaria

Ancora oggi, infatti, la volontà dei cittadini italiani, accertata con il massimo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce, è disattesa perché i governi che si sono succeduti, non hanno dato seguito all’esito referendario con provvedimenti legislativi. Al contrario con l’approvazione dei nuovi metodi tariffari si tenta di aggirare il risultato dello stesso referendum.


Per tornare a chiedere l’applicazione di quanto sancito dal referendum i comitati promotori del referendum hanno inscenato un Flash – Mob in piazza Pretoria a Palermo, davanti al comune.

La soluzione per il Forum siciliano dei Movimenti per l’Acqua sarebbe nell’approvazione del testo di legge per la tutela e la gestione pubblica delle acque dallo stesso Forum promosso in Sicilia durante la trascorsa legislatura usufruendo per la prima volta, nella storia dello Statuto speciale della Regione, dell’istituto della Legge di iniziativa popolare e che si trova attualmente al termine dell’iter legislativo.

“Siamo in piazza a Palermo come in diverse altre piazze italiane per chiedere il rispetto dell’esito referendario – dice Umberto Di Maggio coordinatore di Libera in Sicilia -. L’acqua è un bene pubblico e dobbiamo trattarla come gli altri beni pubblici. lo facciamo già con i beni confiscati, bisogna prestare analoga attenzione”.

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