Lunedì 8 luglio il Papa Francesco andrà a Lampedusa e celebrerà una messa per gli immigrati e la popolazione locale. L’annuncio è ufficiale. Un segno di vicinanza sul fronte dell’immigrazione, dopo che il parroco dell’isola, don Stefano Nastasi aveva scritto una lettera al pontefice chiedendo di far visita “nel cuore del Mediterraneo che soffre”. Anche il l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro aveva ribadito l’invito in occasione del recente incontro con il pontefice. Papa Francesco si recherà in giornata nell’isola e celebrerà l’eucarestia nel campo sportivo. Se la visita dovesse essere confermata si tratterebbe di un nuovo gesto forte di Papa Francesco. Già nello scorso mese di maggio il Papa era stato invitato a Lampedusa dall’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro, che è anche residente della Commissione episcopale per le migrazioni. In quell’occasione Montenegro aveva anche donato al Papa una croce realizzata con il legno dei barconi dei migranti. Da parte sua Bergoglio già molte volte in questo inizio di Pontificato aveva denunciato il dramma della tratta di esseri umani come una moderna forma di schiavitù. “Pace a tutto il mondo – aveva detto ad esempio durante il Messaggio Urbi et Orbi nel giorno di Pasqua – ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo; la tratta delle persone è proprio la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo”. Proprio di questi giorni sono i dati sull’aumaneto degli sbarchi dei migranti sulle coste italiane negli ultimi mesi: sono 7.913 i migranti sbarcati nei primi sei mesi dell’anno, quasi il doppio rispetto ai 4.019 arrivati nello stesso periodo del 2012. Il grosso degli arrivi si è registrato proprio a Lampedusa con 3.648 persone.

“L’arrivo del Pontefice è una bellissima notizia. Il fatto che abbia scelto Lampedusa per il suo primo viaggio nel mondo dimostra una sensibilità fuori dal comune, quella di un Papa umano che ha a cuore la sorte degli esseri umani. Da oggi la mia isola non è più il confine d’Italia e dell’Europa, ma l’inizio del cammino pastorale di Papa Francesco”.


Con queste parole il sindaco delle Isole Pelagie, Giusi Nicolini, commenta il viaggio che lunedì 8 luglio porterà il Papa a Lampedusa.

“Siamo una comunità fatta di isolani, di migranti e di uomini e donne che si occupano del soccorso, che vive su un piccolo pezzo di terra più vicino alle coste africane che all’Italia. E proprio per questo rappresentiamo, non senza difficoltà, un ponte tra le sponde del Mediterraneo, che prova a offrire accoglienza e dare speranza a gente che lascia le proprie terre alla ricerca di un futuro migliore. Vivere e fare il sindaco a Lampedusa significa superare prove durissime – prosegue la nota – vedere la disperazione umana e seppellire tante, troppe, vittime che non sopravvivono alle traversate in mare. Ma anche accogliere chi invece ce l’ha fatta, ricevere il sorriso di chi ti ringrazia semplicemente per il tuo sorriso. Infine significa assumersi in prima persona un compito importantissimo: contribuire con ogni mezzo affinché abbiano fine i viaggi della disperazione a cui ancora oggi le politiche migratorie della Ue costringono decine di migliaia di persone. Lampedusa non sarà più sola a sostenere questo peso enorme, un peso smisurato fino a oggi sulle spalle di 6mila persone in un’isola di 20 chilometri quadrati – conclude Giusi Nicolini -. Mi auguro che l’Europa sappia cogliere il significato di questo viaggio e ascoltare le parole di Papa Francesco”.

L’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha reso noto il programma della visita di Papa Francesco lunedì prossimo a Lampedusa. Il Santo Padre partirà alle 8 dall’aeroporto di Ciampino e atterrerà alle 9,15 a Lampedusa. Sarà accolto all’aeroporto dall’arcivescovo Montenegro e dal sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini. In auto, andrà a cala Pisana si imbarcherà per raggiungere via mare il porto di Lampedusa, accompagnato dai pescherecci. A largo, nei pressi della porta d’Europa, lancerà una corona di fiori in memoria di quanti hanno perso la vita in mare. Alle 9,30, l’imbarcazione del Papa entrerà a punta Favarolo, dove arrivano gli immigrati. Se ci saranno immigrati, li inconterà, altrimenti incontrerà la comunità di Lampedusa. Poi si sposterà nel campo sportivo in contrada Arena, vicino al posto dove si trovano le imbarcazioni dei migranti. Alle 10, ci sarà la messa e l’omelia. Alle 11,30, Francesco raggiungerà la parrocchia di San Gerlando. Alle 12,30 lascerà la parrocchia e si trasferirà in aeroporto da dove partirà alle 12,45 per atterrare all’aeroporto di Ciampino un’ora dopo. “È una visita pastorale privata alla comunità di Lampedusa e Linosa” – ha tenuto a rimarcare l’arcivescovo di Agrigento. “La Chiesa agrigentina accoglie con immensa gioia la notizia della visita di Papa Francesco alla comunità di Lampedusa e perciò alla nostra Diocesi: è un dono di grazia straordinario del quale intendiamo, sin da adesso, ringraziare la Divina Provvidenza e la premura apostolica del successore di Pietro”. Questo il commento dell’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro. “La scelta dell’isola di Lampedusa – ha aggiunto -, come primo viaggio, da parte del Santo Padre, è essa stessa un messaggio forte che ci aiuta a leggere la storia con gli occhi di Dio. Lampedusa, per la sua strategica posizione, ormai da diversi anni, è la terra di approdo di migliaia di profughi provenienti dal vicino continente africano e in cerca di una vita dignitosa in Italia e nel resto dell’Europa. Tale fenomeno immigratorio, nella sua complessità e con il carico di sofferenza che manifesta, è l’espressione di un bisogno di giustizia che riguarda milioni di figli di Dio che non può più essere taciuto. La presenza del Vescovo di Roma a Lampedusa ci sosterrà nell’impegno affinchè il Vangelo doni a tutti forza di libertà, di giustizia e di pace, mentre confermerà la comunità cristiana nell’esercizio della carità e dell’accoglienza. I pochi giorni che ci separano dall’evento storico – ha concluso Montenegro -, pertanto, siano valorizzati da tutte le comunità con un’intensa preparazione spirituale e un forte coinvolgimento ecclesiale per fare tesoro di questa inattesa e meravigliosa sorpresa”.