«Il Durt (documento unico di regolarità tributaria) mette definitivamente in ginocchio tutto il sistema delle costruzioni. E manderà sul lastrico migliaia di imprese e di lavoratori, che si aggiungeranno a quelle già falcidiate dalla crisi economica. È un cappio che soffoca artigiani e piccole imprese: non deve entrare vigore. Va eliminato al più presto insieme alla responsabilità solidale in materia fiscale negli appalti. Si tratta di adempimenti ingestibili per le imprese e la pubblica Amministrazione, inutili e oggi insopportabili».

Lo denunciano il Segretario Provinciale della CNA di Agrigento Piero Giglione e il Presidente Randisi.


«Siamo indignati, il Governo aveva promesso che il decreto del “Fare” sarebbe stato uno strumento utile anche per avviare le attese semplificazioni burocratiche. Ci siamo trovati, invece, con un’autentica bomba a orologeria: 21 adempimenti in più sulle spalle di artigiani e piccoli imprenditori della filiera edilizia per ottenere i pagamenti dovuti. In un momento in cui le imprese aspettano con l’acqua alla gola il pagamento di miliardi di insoluti dalla pubblica amministrazione, questa invenzione rischia di incagliare tutta l’operazione pagamenti».

«Nessun imprenditore serio si sottrarrà mai ai controlli e alle leggi – aggiungono Giglione e Randisi -. Combattiamo ogni giorno contro la crisi. L’edilizia ha pagato il prezzo più alto per numero di imprese che hanno chiuso e per lavoratori finiti in disoccupazione. Per questo, coordinandoci con i vertici nazionali della nostra associazione, faremo tutti i passi necessari contro il Durt, senza escludere il ricorso a manifestazioni, fino a ottenerne la cancellazione. Sarà difficile per Governo, Parlamento e forze politiche rimanere insensibili».

Il Durt non entra in vigore solo per l’edilizia, ma per tutti gli appaltatori e i sub appaltatori, che saranno obbligati a esibire il documento che certifica l’assenza di debiti fiscali e contributivi se vogliono ottenere il pagamento del cliente appaltatore. Insomma, una ditta che ha partecipato a un appalto per essere pagata deve comunicare — si pensa ogni 30 giorni — all’Agenzia delle Entrate tutti i dati delle buste paga dei dipendenti e delle liquidazioni Iva che diventano mensili. Solo dopo aver ricevuto il bollino blu del Fisco, l’impresa può rivolgersi alla controparte e finalmente chiedere di essere pagata. Il Durt viaggia dentro l’articolo 50 del decreto del Fare.

«Siamo di fronte a un eccesso di burocrazia inspiegabile, oltre che dannoso per un sistema già messo a dura prova da una crisi senza precedenti – concludono Giglione e Randisi – chiedere alle imprese di comunicare periodicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle buste paga dei dipendenti è paradossale oltre che inutile. L’esperienza sul campo ha chiaramente dimostrato che l’istituto della responsabilità solidale negli appalti non funziona: ora, invece di semplificare il sistema, lo si ingarbuglia ancora di più. Mentre gli altri paesi europei stanno tagliando tempi e costi delle pratiche amministrative, da noi continua ad avvenire l’esatto contrario».