“Apprendo dalla stampa che l’onorevole Angelo Capodicasa (Pd) proporrebbe come modello il governo da lui presieduto che aveva in giunta assessori di grandissimo spessore. Nulla da dire, per carità, su alcuni tra quegli assessori, ma voglio ricordare a Capodicasa che quel metodo lottizzatorio della politica ha contribuito alla presenza in giunta di Cuffaro. Che Capodicasa dopo tanto non si sia accorto neppure della conseguenze dell’applicazione acritica di quel metodo, mi pare singolare e testimonianza di un sistema politico che non intende prender atto del cambiamento del mondo”. Così il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, replica alle considerazioni dell’ex governatore.
“Il Partito democratico – aggiunge – ha tutto il diritto di proporre gli assessori che vuole, che vanno discussi però col presidente della Regione poiché la responsabilità degli atti non è individuale ma collegiale. A condizione, come avevo già detto precedentemente, che non ci sia un rimpasto generalizzato, in una fase delicata della vita economica, sociale della regione e che in nome del metodo che loro invocano non si incrementi il numero di assessori concordati un anno fa con il Pd”.
“Al mio partito – conclude – chiedo un atto di responsabilità complessiva, che guardi agli interessi del Pd ma soprattutto della Sicilia, in un confronto positivo e permanente, senza atti di forza. Nessuno si oppone all’ingresso di politici nel governo, ma si chiede loro, per esercitare al massimo le proprie indubbie capacità, di scegliere l’impegno totale nell’attività di governo, senza se e senza ma e senza creare pretestuosi scontri, facendo apparire il presidente come un antipolitico in scontro col Pd. Non ho scontri né con politica né con il Partito democratico, ma soltanto punti di vista diversi rispetto a un metodo di governo che non può richiedere un impegno part-time, tenendo conto, ovviamente, che qualsiasi coalizione può decidere anche di cambiare la propria rappresentanza dentro il governo, concordando col presidente nomi, tempi e metodi. Altrimenti ci troviamo di fronte soltanto alla logica dell’occupazione del potere e alla delegittimazione del presidente”.

















