Resta in carcere l’imprenditore agricolo licatese di 58 anni Angelo Carità. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Palermo, che hanno rigettato il ricorso, confermando l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Agrigento, all’indomani del ritrovamento del cadavere del bracciante agricolo di Licata, Giovanni Brunetto, di 56 anni, rinvenuto sotto terra nelle campagne canicattinesi. I legali difensori del Carità, gli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Salvatore Graci, che chiedevano l’annullamento della misura cautelare in carcere e l’immediata scarcerazione, non si arrendono e probabilmente faranno ricorso alla Corte di Cassazione. Con le stesse accuse in carcere si trova un altro licatese, Angelo Bianchi, 37 anni, ritenuto colui il quale avrebbe aiutato il Carità a sbarazzarsi del bracciante agricolo. Carità e Bianchi sono stati arrestati dalla Polizia successivamente al ritrovamento del corpo senza vita di Brunetto. Si è riusciti a venire a capo dell’inchiesta grazie alle investigazioni della Procura della Repubblica di Agrigento, che ha coordinato le indagini condotte in campo dai poliziotti del Commissariato licatese, diretti dal dirigente Giancarlo Consoli. Il movente del delitto va ricercato in un prestito ingente di denaro che il Carità non avrebbe restituito alla vittima.












