“La piazza di fronte il Parlamento non è gremita, ma i siciliani ci osservano: sapevamo tutti di trovarci in una situazione di emergenza, ritardare l’approvazione della manovra significa ritardare il pagamento di stipendi e forniture”. Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, dopo l’ennesima bagarre durante i lavori d’aula sospesi più volte su un emendamento del governo che prevede la riforma dei Consorzi di bonifica con la riduzione da 11 a 2, ha strigliato i deputati regionali. La manovra economica, in teoria, si sarebbe dovuta approvare entro il 31 dicembre.

Avviando una tempistica inusuale, governo e Parlamento hanno deciso di incardinare bilancio e legge di stabilità prima del 31 dicembre lasciando aperta la sessione dei lavori parlamentari. Di fatto, l’approvazione della manovra nei primi giorni di gennaio non provoca conseguenze, ma superare la soglia del 10 gennaio può determinare un ritardo preoccupante, anche dal punto di vista istituzionale. “Il bilancio è arrivato in ritardo per questioni oggettive – ha aggiunto Ardizzone in aula -, avevamo assunto l’impegno di approvare la manovra nel tempo più breve possibile anche in relazione alla proroga dei precari: adesso serve responsabilità”.


BLITZ CROCETTA-CINQUE STELLE. La riduzione dei Consorzi di bonifica è poi arrivata con un blitz a sorpresa del governo Crocetta, appoggiato dai cinque stelle. La riforma comporterà la soppressione di decine di posti di sottogoverno. La norma, contenuta nella legge di stabilità, è stata contestata da pezzi dell’opposizione, soprattutto del Mpa-Pds. “E’ un grande successo, da vent’anni si parlava di questa riforma”, ha detto il governatore.

CORSA CONTRO IL TEMPO. A Sala d’Ercole è oramai una corsa contro il tempo per il voto sulla legge di stabilità. In conferenza dei capigruppo maggioranza e opposizione non hanno trovato l’intesa sulla prosecuzione dei lavori parlamentari, ora ogni gruppo avrà 5 minuti più un minuto per ogni deputato per intervenire su ogni articolo.

Le opposizioni avevano chiesto al governo di stralciare dalla finanziaria metà delle norme mantenendo quelle cardine tra cui precari e comuni, in modo da accelerare la discussione in aula, ma il governo e la maggioranza hanno difeso il testo, così che la presidenza dell’Ars, avvalendosi delle proprie prerogative previste dal regolamento, ha contingentato i tempi. Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, quindi ha riaperto la seduta parlamentare.

“NESSUN INCIUCIO”. Ieri l’Ars, nel corso di una animata seduta, ha discusso e approvato con i relativi emendamenti gli articoli 1, 2, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e accantonato gli articoli 3, 4, 6 della Legge di stabilità regionale. Complessivamente gli articoli sono 49. “Con le opposizioni si è aperto un confronto come avevo auspicato, e l’aspetto importante è che non abbiamo fatto inciuci”, ha spiegato Crocetta. “Abbiamo tante spese inutili del passato in capo a tanti dipartimenti della Regione. Impegni dormienti che ingessano il bilancio. Ho intenzione di liberare il bilancio da questi incagli, possiamo già recuperare 150 milioni di euro per incrementare il fondo a copertura dei residui attivi. Preparerò un piano e lo porterò al commissario dello Stato e alla Corte dei conti”.