Il presidente della Regione, Rosario Crocetta convoca la stampa a Palazzo d’Orleans per commentare l’esito del voto della finanziaria, ma l’attenzione si sposta sul ciclone giudiziario che ha investito la Regione. Le indagini della magistratura sulle spese pazze all’Ars sono “una cosa che ci mette molta tristezza perchè non è bello essere il presidente di una Regione dove ci sono 97 parlamentari indagati – sottolinea il governatore – Mi fa anche rabbia, però è anche giusto che la giustizia abbia il suo corso, credo ci siano stati abusi in tutti i settori della vita pubblica ed è venuta l’ora che questa regione cominci a dimostrare che vuole fare più degli altri e che si debba sbloccare di uno stato che sicuramente non è esaltante”.
“Il tema non sono le cifre. Il tema che oggi dovremmo affrontare è se non sia venuta l’ora di ridurre in maniera drastica quelle spese e regolamentarle rigidamente – ha aggiunto – Il passato ci rincorre sulla formazione, sulle spese della sanità, sulla tabella H, sulle questioni che riguardano il sistema Giacchetto, è un passato che stiamo superando ma che si ripropone”.
“Rimpasto? È il solito tema. Voglio ricordare una cosa. Se un anno fa avessi messo in giunta politici come mi chiedevano i partiti oggi ci saremmo trovati con il governo col maggior numero di indagati in Italia. Non sarebbe stato bello per nessuno. Dobbiamo fare in modo che l’azione di questo Governo sia serena. Per il futuro, chi è indagato non può chiedere di entrare in giunta. Non penso che chi ha grande sensibilità me lo chiederà – spiega – Molte cose devono cambiare, vanno stabilite regole ferme con leggi che evitino ogni possibile abuso. Da questa vicenda viene fuori una brutta immagine della Sicilia, annacquando anche il lavoro che ha fatto il governo sulla finanziaria”.
Crocetta dà il suo punto di vista anche sugli attacchi mediatici a Faraone. “Il ministro Cancellieri non aveva commesso alcun reato ma per il Pd doveva essere sbattuta fuori per un profilo etico, ergo Faraone… Se fossi stato coinvolto io nell’inchiesta cosa sarebbe successo? Il problema è che se hai un incarico di rilievo sei più esposto, e Faraone è responsabile welfare del Pd. Se Julie fosse stata l’amante di un deputato regionale il caso non sarebbe finito in prima pagina – ha proseguito e invece Julie è l’amante di Hollande, così la vicenda è finita su tutti i media”.
Parlando della mancanza di contatti con il segretario del suo partito, il Pd, Matteo Renzi, infine, ha aggiunto: “Trovo molto strano che il segretario del mio partito non senta il bisogno di confrontarsi con l’unico presidente del Pd di una regione meridionale, che è tra l’altro una delle più grandi d’Italia. Ma non c’ho un complesso d’abbandono per questo. Ma sarà stato molto impegnato in questi tempi…”.
È Innocenzo Leontini, ex capogruppo del Pdl all’Ars, il “campione” di spese ritenute sospette dalla Guardia di Finanza che ha consegnato, nelle scorse settimane, un’informativa alla Procura di Palermo su presunti casi di uso illegittimo dei rimborsi spettanti ai Gruppi parlamentari. Leontini è indagato assieme ad altri 83 colleghi della scorsa legislatura.
Ma per il capogruppo, così come per gli altri deputati inquisiti, la maggior parte delle spese che potrebbero essere contestate dai pm sono relative ai contributi extra busta per i collaboratori e i dipendenti, secondo la Finanza illegittimi: nel caso di Leontini si sarebbero negli anni accumulati oltre 700 mila euro, relativi ai consulenti e portaborse dei vari deputati. Poi, oltre alle solite borse griffate, alle cene e agli hotel di lusso, ci sono anche spese per gioielli, per materiale elettronico, libri acquistati da Feltrinelli e Flaccovio, il pagamento di un bollettino della Serit e di una multa, spese per lavaggi auto e carburante.
Anche l’onorevole Rudy Maira, ex capogruppo Pid, è finito sotto la lente di ingrandimento delle fiamme gialle per contributi ai portaborse di oltre mezzo milione di euro. Mentre tra i collaboratori c’è chi come Elena Mancuso (anche lei indagata) avrebbe usufruito grazie al deputato Cataldo Fiorenza di un capodanno al Villa Neri Resort & Spa di Linguaglossa (Ct) per 637 euro.
L’ex capogruppo Giulia Adamo avrebbe disposto pagamenti a ristoranti per diverse migliaia di euro (4.500 allo chef Natale Giunta, 1.500 a Torre Sibiliana) e vari regali come borse Louis Vuitton a dipendenti, gioielli con spese dall’orefice Fecarotta, foulard di Hermes, otto Ipad per circa seimila euro e altri diecimila euro di pranzi e cene di cui la Finanza non avrebbe trovato giustificazione. Livio Marrocco, ex capogruppo Fli, avrebbe versato 79 mila euro al suo autista, mentre avrebbe utilizzato 179 euro per i fumetti Diabolik e altri 1.600 euro tra Ipad, acquisto di pasta fresca, profumi, spese di lavanderia e anche la revisione della moto.
Anche Francesco Musotto, ex capogruppo del Mpa, avrebbe versato oltre centomila euro ai collaboratori, oltre ad aver percepito 178mila euro in ordine alle quali il gruppo Mpa non avrebbe esibito alcun documento fiscale, contabile ed extra-contabile. Inoltre Musotto, avrebbe versato 45 mila euro a Raffaele Lombardo, ex presidente della Regione.
Titti Bufardeci, ex presidente del gruppo Grande Sud, oltre ad avere versato decine di migliaia di euro per i collaboratori, avrebbe usufruito di 35mila euro per carburante, riparazioni e manutenzioni di una Ford Kuga a lui intestata. Non proprio di spese pazze si può parlare, infine, per l’ex deputato Salvino Pantuso che avrebbe richiesto ed ottenuto dal gruppo Pd, il pagamento di spese attraverso indebiti anticipi sul contributo “portaborse” a lui spettante, per 180 euro.


















