Si è difeso, respingendo le accuse, nel corso dell’interrogatorio il sindaco di Licata, Angelo Balsamo, finito ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta, scaturita da un processo per un risarcimento danni a seguito di un incidente stradale, che secondo la Procura di Agrigento e gli investigatori del Commissariato di Palma di Montechiaro, sarebbe stato “truccato”. Per oltre due ore ha risposto alle domande del Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto. Presente il pubblico ministero Salvatore Vella e l’avvocato difensore, Nino Gaziano. “Non ho mai trattato questo procedimento riguardante la Casaccio – ha affermato il primo cittadino -, del processo sull’incidente stradale del figlio della Casaccio si è occupato il mio assistente di studio >. Nel tentativo di smentire le intercettazioni cui è stato sottoposto a sua insaputa dalle sorelle Casaccio e da Debora Paino, ha ribadito “pure invenzioni solo vanterie”. Riguardo ai ‘rapporti’ con alcuni carabinieri di Licata, Balsamo ha aggiunto, “con loro solo rapporti legati alla mia professione di avvocato e poi perché sono diventato sindaco. La difesa di Balsamo, l’avvocato Gaziano sta valutando l’ipotesi di presentare istanza di revoca degli arresti al Gip o chiedere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare al Tribunale del Riesame di Palermo.

I fatti. Nell’ordinanza scrive il Pm Vella: < L’insieme dei plurimi elementi probatori (documenti, dichiarazioni, intercettazioni di conversazioni, accertamenti eseguiti dalla Polizia giudiziaria) consente di ritenere, senza tema di smentita, che sussistono gravissimi indizi in merito alle condotte di falsa testimonianza in concorso di Francesca Bonsignore, al processo civile di risarcimento danni e alla corruzione della stessa da parte di Mary Ann Casaccio e dell’avvocato Angelo Balsamo >. Come già risaputo il 6 maggio 2013 alle ore 8.10 Angelo Balsamo presentava alla Compagnia carabinieri di Licata una denuncia per tentata estorsione contro Mary Ann Casaccio e la sorella Angela. Circa quindici giorni prima della denuncia del 6 maggio 2013 il suo amico fraterno Giuseppe Territo, medico di base delle sorelle Casaccio, lo informava che le sorelle lo avevano chiamato al telefono “dicendogli di aver registrato la conversazione avuta con l’avvocato Balsamo e che, se questi gli dava la somma di 7.000 euro, avrebbero divulgato la registrazione con tutte le conseguenze, a loro dire negative, del caso”. Il 2 maggio 2013 rinveniva, sotto il portone della sua abitazione, un Cd contenente il file audio della conversazione avuta a fine gennaio con le Casaccio, come una sorta di avvertimento. Informava i destinatari della denuncia, inoltre, che era candidato a Sindaco di Licata nelle imminenti elezioni amministrative del 9 e 10 giugno e ipotizzava una manovra di screditamento politico “intentata da un qualche avversario politico”. Balsamo affermava espressamente che nel corso della conversazione avuta con le Casaccio, lui “avrà affermato qualche frase di circostanza per magnificare la sua prestazione, quando poi nella realtà dei fatti non è accaduto alcunché di riprovevole”. Affermava, inoltre, che non aveva partecipato ad alcuna udienza dl giudizio che era stato condotto dal collega di studio Francesco De Marco. Ribadiva che al termine del giudizio aveva presentato al cliente la parcella “emettendo regolari fatture”. Alfine denunciava Mary Ann e Angela Casaccio e “coloro che si accerterà essere i registi occulti” per tentata estorsione e altri reati minori.


Secondo la Procura di Agrigento, l’avvocato Balsamo mostrava in denuncia di rendersi conto che il contenuto della conversazione registrata dalle Casaccio, che era venuta in suo possesso, poteva causargli dei guai giudiziari e fin da subito tentava di sminuire il contenuto delle affermazioni da lui stesso proferite nel corso del dialogo, affermazioni cristallizzate nel file audio. In denuncia non contestava mai il contenuto del file audio, ipotizzando ad esempio eventuali manipolazioni tecniche fatte dalle registranti, affermava invece di aver detto le cose registrate con leggerezza e al solo fine di magnificare la sua attività di legale, sostenendo di non aver commesso nei fatti alcuna condotta illegale. Nella sua denuncia si proclamava, inoltre, vittima del delitto di tentata estorsione commesso, a suo dire, dalle sorelle Casaccio e da altri soggetti ignoti, le prime per estorcergli 7.000 euro, i secondi per danneggiarlo nella sua corsa a Sindaco di Licata. Nella conversazione registrata nel Cd, però, non v’era registrata alcuna evidente condotta o richiesta estorsiva tenuta dalle Casaccio, le donne nel corso del lungo dialogo mai proferiscono minacce ne si lasciano andare ad atti di violenza, elementi costituivi della fattispecie del delitto di estorsione.