Ragusano di origine, acese di adozione e di formazione politica. E’ il giovane su cui ha investito D’Alema, parte della corrente socialdemocratica del partito (i giovani turchi poi diventati Rifare l’Italia), Raciti a Roma è di casa dal 2009, da quando diventò segretario nazionale dei Giovani democratici, riconfermato anche per il secondo mandato. La politica lo ha assorbito totalmente e lui sul suo sito sottolinea: “Non ho ancora conseguito alcuna laurea ma non ho complessi di inferiorità”.
“La candidatura non era nel mio orizzonte, avevo in testa altri progetti, ma adesso la priorità è quella di trasformare questa unità, che mi ha consentito di vincere alle primarie, da elemento momentaneo di sintesi a progetto a lunga scadenza – confessa Raciti – bisognerà vincolare questa esperienza a un’idea del ruolo generale del Pd che si dipana sul problema dello sviluppo economico in Sicilia. Significa lavoro, occupazione, risposta elle emergenze sociali. Si dovrà operare per la redistribuzione della ricchezza in tutta la Regione e per la costruzione di un servizio sanitario efficiente e giusto, ma complessivamente per il miglioramento della qualità della vita dei siciliani. Crescere non vuol dire, dunque, migliorare solo il Pil interno”.
Da oggi Raciti guiderà formalmente un Pd siciliano dalle molteplici anime (cuperliani, renziani, crocettiani) comprese quelle che alle primarie erano contro di lui, a partire dall’area Lupo-Orlando fino ai giovani civatiani rappresentati da Antonella Monastra. “Ho accettato la sfida per il rapporto che in questi anni, anche se a distanza, ho mantenuto con la Sicilia – spiega il neo segretario regionale – nella speranza sempre gracile di riuscire a cambiare qualcosa in questa regione”.
Raciti è uomo di dialogo, il suo curriculum politico è stato il grimaldello che gli ha consentito di convincere anche i più scettici. “La mia esperienza all’interno del partito democratico è chiara e trasparente, appartengo alla famiglia dei così detti “giovani turchi” e ho sostenuto Cuperlo alle primarie nazionali del Pd. Ma il congresso si è chiuso: ha vinto Renzi e noi abbiamo perso. Il problema non è costruire una minoranza interna al partito, la sfida sarà quella di consolidare il progetto politico del Pd e dare un contributo da sinistra al Paese. Tra noi c’è dialogo sulle questione di merito perché siamo nello stesso partito. E così deve essere anche in Sicilia”.
Ci sarà subito da definire il rapporto con il governo Crocetta. “Non si può fare come si vuole – spiega – fino ad oggi ogni deputato ha potuto costruire la propria relazione diretta con il presidente della Regione e il governatore, a sua volta, si è trovato di fronte a un partito che non è stato mai in grado di stimolarlo positivamente, ma che spesso si è manifestato incapace di iniziativa politico-progettuale. Da oggi rivendicheremo il nostro ruolo di partito leader della coalizione, la nostra autonomia, il nostro peso politico, ma tutto in funzione di un progetto. Noi vogliamo accompagnare alla battaglia contro lo spreco, la corruzione e per la legalità anche la battaglia per lo sviluppo della Sicilia, il Pd sarà il partito dello sviluppo della Sicilia e sulla base di questo ci misureremo con il presidente Crocetta”.
Di conseguenza si dovrà chiarire la lista Crocetta, tema su cui si è consumato uno scontro durissimo tra le differenti correnti del partito negli ultimi mesi, anche alla luce della nuova fase del movimento di Lumia e Malafarina che prevede la creazione di uno statuto e del tesseramento. “Il caso Megafono è diventato nazionale, nella chiarezza dei ruoli è una forza che accompagna il Pd e che allarga la coalizione sia utile – spiega – ma il problema è politico, non ha senso che queste due forze stiano separate”.
Inevitabile tracciare il bilancio dall’esterno dell’esperienza della segreteria uscente. “Lupo? Probabilmente se non fossi stato il suo avversario non lo avrei votato. Nell’ultima settimana sono stato oggetto di una serie aggressioni politiche ma non amo reagire nell’ottica di una lite di cortile. Il Pd nel corso di questi 4 anni ha avuto inconsistenza organizzativa e inconsistente linea politica: sosteneva Lombardo e ancora non sapeva se lo faceva ufficialmente, lo sosteneva in assemblea ma in direzione si è votato tardi, Lupo era contrario poi è diventato favorevole, prima era con Crocetta poi è diventato il suo principale avversario. Non si governa così, un partito non è rappresentato solo dal suo gruppo all’Ars, il Pd è molto di più e in questa regione abbiamo urgente bisogno di costruirne un partito forte e radicato sul territorio”.
“Col Pd abbiamo fatto pace. Rimpasto? No, qualche aggiustamento. Raciti è un bravo giovane. Mi sembra una persona con cui si può discutere”. Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, è intervenuto alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” commentando l’elezione a segretario regionale di Fausto Raciti, ma anche la scalata di Renzi premier.
“Sarebbe folle non appoggiare Renzi, lui è passato attraverso le primarie interne ed è il nostro segretario. Renzi si è candidato alle primarie perché voleva fare il premier, mica si è candidato per fare il segretario di partito”, ha detto Crocetta. Ai conduttori che gli fanno notare che anche dal Pd accusano Renzi di non essere stato eletto dai cittadini, Crocetta spiega: “Anche Enrico Letta non ci era passato, e poi un governo era necessario. Realisticamente Renzi durerà almeno due anni, anche se lui dice di più”.
Per Crocetta “la durata dell’esecutivo dipende da Angelino Alfano. Lui deve stabilire se sta in un governo anti Berlusconi per dare il De Profundis al Cavaliere oppure se vuole fargli il magnificat, magari tra un anno. Renzi è capace di sfasciare tutto e andare ad elezioni, una carta che Letta non si è mai giocato”, ha concluso.


















