Sedici persone in carcere, otto agli arresti domiciliari, un provvedimento notificato a un indagato già detenuto e altre 27 persone denunciate in stato di libertà. È il bilancio dell’operazione ‘Prato verdè della Direzione investigativa antimafia di Catania che ha disarticolato una frangia del clan dei Cappello eseguendo 25 arresti tra la Sicilia, la Lombardia, la Sicilia e la Germania.
Due indagati sono al momento irreperibili.
Ai vertici del gruppo c’era Agata Balsamo, detta Tina, 47 anni, moglie del boss Orazio Privitera, condannato all’ergastolo in primo grado e detenuto in regime di 41 bis. Era diventata lei, sostiene l’accusa, il capo del gruppo, ‘ereditandò la reggenza dal marito. Tra gli affari al centro dell’inchiesta, oltre allo spaccio di droga, la ‘guardianià dei terreni imposta con metodi mafiosi agli agricoltori della Piana di Catania che permetteva alla cosca di controllare il territorio e truffare l’Agea 1,5 milioni di euro dal 2003 al 2013. Intercettazioni video e ambientali della Dia hanno fatto scoprire anche due estorsioni: a un’area di servizio e a un noto stabilimento balneare del lungomare della Plaia. In quest’ultimo caso, hanno rivelato gli investigatori, il ‘pizzò era costituito nel monopolio del parcheggio.
All’inchiesta ha fornito spunti investigativi anche la collaborazione di Giacomo Cosenza, esponente di spicco del gruppo che era ‘chiusò perché costituito per la maggior parte da familiari o colleghi di attività. Tanto da fare dire a Tina Balsamo: “ora perché c’è la parentela fa lo spacchioso (spaccone, ndr) e noi ce la mettono sempre dietro”; e il suo interlocutore: “cominciamo a sterminare, vediamo che fa dopo”.
Agli atti non risultano però progetti di omicidi. In un’intercettazione audio uno degli affiliati impugna una pistola e si capisce dal fatto che la figlioletta gliela chiede per poterci giocare, e lui nega l’esistenza dell’arma, ma lei replica: “c’è, io l’ho vista…”. Le indagini della Dia sono state coordinate dal procuratore di Catania, Giovanni Salvi, e dal sostituto della Dda, Pasquale Pacifico. Per il direttore della Dia, Arturo De Felice, l’operazione Prato verde è “una dimostrazione di efficienza” della Direzione investigativa antimafia di Catania e della “collaborazione che esiste con la Procura distrettuale” etnea.
Sono 16 gli arrestati nell’operazione “Prato verde” della Dia: Agata Tina Balsamo, di 47 anni, Giuseppe Privitera, di 43, Giovanni Privitera, di 34, Giacomo Alfonso Cosenza, di 51, Carmelo Abate, di 30, Domenico Botta, di 35, Orazio Buda, di 51, Antonio Caruso, di 43, Alfio Turi Cosenza, di 70, Giuseppe Cosenza, di 34, Franco Marino, di 41, Salvatore Marino, di 45, Francesco Pasqua, di 55, Francesco Martino Platania, di 40 anni, Salvatore Russo, di 54, e Alfio Vecchio, di 42.
Un provvedimento cautelare è stato notificato in carcere a Giuseppe Buda, di 37 anni, già detenuto. A vario titolo sono indagati per associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, porto illegale di arma da fuoco, truffa aggravata dal metodo mafioso.
Agli arresti domiciliari, per spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati posti: Salvatore Cicero, di 38 anni, Maria Dinca, di 40, Natala Sulfaro, di 66, Angelo Vasta, di 33, Anthony Di Pietro, di 33, Michele Viscuso, di 43, Emiliano Antonio Di Mauro, di 37, e di Francesco Tosto, di 36. Per concorso in truffa all’Agea sono stati indagate in stato di libertà altre 27 persone.
L’operazione ‘Prato verde’ è “una dimostrazione di efficienza” della Direzione investigativa antimafia di Catania e della “collaborazione che esiste con la Procura distrettuale” etnea. Lo ha affermato il direttore della Dia, Arturo De Felice, sull’inchiesta su un gruppo del clan mafioso dei Cappello, culminata con 25 arresti.
“I risultati – ha sottolineato De Felice – sono arrivati grazie alla sinergia con i magistrati e al lavoro dei nostri investigatori, per la loro conoscenza del territorio e perché non c’è stato alcun risparmio di mezzi e uomini nelle indagini. Il nostro scopo è di essere al servizio della Cosa pubblica”.
“Il grande lavoro della Dia” è stato sottolineato dal procuratore distrettuale di Catania, Giovanni Salvi, spiegando che l’operazione, coordinata dal sostituto Pasquale Pacifico, ha permesso di “disarticolare un clan che cerca di espandersi coprendo i vuoti” lasciati anche dalle operazioni antimafia.












