Per chi scrive questa nota è la seconda volta che, dopo aver violato (e me ne scuso) la riservatezza di una eccellente comunità della nostra città, ne parla attraverso le pagine di Canicattìweb.
Mi riferisco allo straordinario Gruppo Volontariato Vincenziano di Canicattì che quest’anno, come ogni 19 marzo, fa rivivere l’antica tradizione della “tavolata” a beneficio delle decine di bambini che ogni giorno varcano il cancello della loro sede di Via Colombo per integrare, con l’aiuto silenzioso di molte signore, la propria preparazione scolastica soprattutto quando condizioni familiari non ne consentono un adeguato sviluppo nelle proprie abitazioni.
Dire che l’evento ha coinvolto molte volontarie che hanno preparato antichi piatti della cucina siciliana appartenenti alla nostra tradizione culinaria ma anche religiosa-folkloristica, appunto “la tavolata di San Giuseppe”, riguarderebbe l’aspetto plateale dell’appuntamento che le volontarie vincenziane si sono dati nella loro sede di Borgalino insieme ai “loro” bambini.
Faccio tale riferimento soltanto per “dovere di cronaca”, come usa dire.
Il vero motivo per cui ho deciso di inviare a Canicattìweb questa mia nota è semplice: voglio contribuire a richiamare al ricordo dei canicattinesi questa realtà, tanto eccezionale quanto silenziosa, che opera nella nostra città spesso per colmare lacune nell’assistenza extrascolastica di bambini i quali, per molteplici motivi, necessitano di aiuto per le attività scolastiche da svolgere nel doposcuola. Tale “servizio” viene svolto dalle Volontarie Vincenziane in perfetta integrazione a quello, assai prezioso, della scuola.
La pattuglia delle Volontarie è folta e compatta. Esse hanno un “motore trainante” costituito da Adelina Drogo Cacciatore, Carla Di Benedetto, Giusi Marchese Ragona Rubino, Giovanna Garlisi Fazio Gelata ed altre, in sintonia con le instancabili Suore Vincenziane dell’omonimo Istituto.
Per loro poter coinvolgere molte altre signore della nostra città nella prestazione di attività vincenziane, prevalentemente didattiche, è forse il più semplice degli sforzi poiché le sensibilità e le disponibilità che, in tale direzione, Canicattì offre sono innumerevoli e ben al di là di ogni più generosa immaginazione.
Sensibilità, amore per il prossimo e riservatezza sono le caratteristiche della squadra delle volontarie. Sempre lontane dai riflettori di una plateale ostentazione ed enfatizzazione delle attività svolte, assenti dai palchi delle esibizioni, dedicano molte ore delle proprie giornate, soprattutto nel pomeriggio, per aiutare bambini canicattinesi, dell’est europeo e del nordafrica, presenti in rilevante numero nella nostra città, a fare i compiti occupandosi spesso dei loro disagi, delle loro debolezze ed aiutandoli a crescere e ad integrarsi nella società in cui vivono.
Chi, come è capitato a me, ha la possibilità di visitare questo splendido Centro, soprattutto nelle ore di sua piena operatività, viene immediatamente colpito dalla sensazione di essere entrato in un mondo “sui generis” dove il rassicurante sorriso delle insegnanti volontarie si interseca, ricambiato, con un evidente senso di gratitudine dei bambini. Sembra di trovarsi in un surreale “tempio del silenzio” dove l’unico vero e prorompente rumore sono l’amore e la dedizione che viene dedicata ai bambini.
“Volontariato” è la parola d’ordine di un mondo che, credetemi, commuove non solo chi abitualmente lo frequenta, ma anche chi tenta, con la fredda tastiera di un computer, di trasformare in parole un vero miracolo della nostra città.












