Un bimbo di un anno è arrivato cadavere a Messina, dove nel pomeriggio sono arrivati su una petroliera i circa 400 migranti per lo più siriani soccorsi ieri nel Canale di Sicilia su un barcone dove 19 persone sono morte per asfissia. Il bimbo era con la madre e non si conoscono ancora le cause del decesso. Tra i profughi sbarcati ci sono 73 bimbi, quasi tutti tra i due e gli otto anni, e anche un altro neonato, allattato da una giovane donna incinta. Dormiranno con gli adulti nella scuola media Pascoli.
Nel gruppo pure il presunto scafista che è stato fermato dalla polizia. Migliorano, intanto, le condizioni di salute di uno dei due immigrati intossicati da monossido di carbonio durante il viaggio nel Canale di Sicilia: dopo essere stato sottoposto a trattamento di camera iperbarica al Policlinico di Palermo è stato trasferito al Civico dove si trova anche l’altro profugo intossicato.
Quello di Messina è uno dei tanti sbarchi siciliani della giornata. Più di 200 nigeriani sono già arrivati a Pozzallo, in provincia di Ragusa, intercettati da una nave petroliera battente bandiera di Singapore che li ha recuperati su due gommoni a 45 miglia dalla Libia. I due centri di accoglienza in provincia di Ragusa, Pozzallo e Comiso, sono pieni ed è probabile che i nuovi arrivati verranno trasferiti in pullman verso altri centri siciliani.
Sempre nel pomeriggio una nave con a bordo oltre 100 profughi è attesa nel porto di Palermo. E a Lampedusa quattro ponti aerei hanno permesso di trasferire 368 immigrati dal centro d’accoglienza a Vicenza, Verona, Venezia, Reggio Emilia, Rimini, Forlì e Rovigo. Nella struttura di contrada Imbriacola rimangono 640 persone.
Infine la Caritas di Catania denuncia lo “stato d’abbandono in cui versano i migranti al Palaspedini”, dove “da giorni – dice il direttore don Piero Galvano – si assiste alle stesse scene: migranti disposti lungo i gradoni sopra mucchi di materassini maleodoranti, condizioni igienico-sanitarie precarie, con tanto di transenne che fungono da box improvvisati in spazi ristretti e angusti. Il tutto si manifesta nell’indifferenza generale”.
Secondo la Caritas l’aumento delle temperature ha spinto molti migranti a lasciare volontariamente la struttura, “creando non pochi problemi di ordine pubblico. Conseguenza dello stato d’abbandono è stata la rissa scoppiata tra migranti e italiani ieri sera davanti gli occhi increduli dei volontari della Caritas giunti sul posto per consegnare vestiti e beni di prima necessità”. È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
“Queste persone stanno morendo in mare: non si può lasciare solamente l’incombenza a Mare Nostrum. Anche loro stanno richiedendo aiuto. In continuazione. E non sento nessuno che risponda alla richiesta di aiuto dell’Italia. Noi siamo qui, noi stiamo rispondendo: io, come italiana, sto rispondendo come posso”. Di fronte ai continui naufragi di migranti, le parole di Regina Catrambone, imprenditrice italiana nel campo assicurativo da anni residente a Malta, spiegano le motivazioni che l’hanno spinta insieme al marito americano Christopher a promuovere e finanziare la prima nave gestita da privati per soccorrere i barconi nel Mediterraneo.
L’imbarcazione salperà tra un mese. L’operazione si chiama Moas, Migrant offshore aid station (www.moas.eu), e, secondo quanto confida Catrambone alla Radio Vaticana, è stata ispirata da papa Francesco e dai suoi appelli ad aiutare le migliaia di persone che rischiano la vita tentando di raggiungere l’Europa.
“Abbiamo iniziato a pensare che dovevamo fare qualcosa la scorsa estate, quando eravamo in vacanza e per combinazione il papa, proprio in quel periodo, stava visitando Lampedusa – racconta -. Poi c’è stata un’altra occasione, che è stata la tragedia purtroppo dell’ottobre 2013, quando tantissime persone sono morte… L’ultima spinta ad agire ci è stata data ancora da papa Francesco quando, rivolgendo un appello, ha detto che tutti noi dobbiamo contribuire in prima persona ad aiutare gli altri, con i mezzi, le risorse, le capacità che abbiamo”.
Così è nato il Moas, stazione di aiuto per i migranti in mare, che sarà operativo da agosto. E’ allora che salperà la Phoenix, un’imbarcazione di 43 metri acquistata dai due coniugi in Virginia, su cui opererà personale specializzato per i soccorsi, mentre due droni monitoreranno dall’alto le acque del Mediterraneo per intercettare le carrette del mare in difficoltà.
“Siamo una ong – prosegue Catrambone -, una missione umanitaria che aiuterà le imbarcazioni in mare, in acque internazionali: abbiamo comprato l’imbarcazione, abbiamo fatto tutto il restauro, abbiamo noleggiato elicotteri che ci invieranno le immagini”.
L’impresa, al momento, è totalmente finanziata dai due promotori. “Fino ad ora tutto questo viene dalle nostre risorse – sottolinea l’imprenditrice -. Però stiamo cercando anche di avere dei contributi: non devono certo essere soltanto monetari, ma possono anche aiutarci con i giubbotti di salvataggio, possono aiutarci con donazioni, con acqua…”.
E il pensiero va ancora all’insegnamento del pontefice. Papa Francesco secondo Catrambone “ha detto qualcosa di veramente bello e toccante: oggigiorno, molte volte, è necessario avere un cambio di atteggiamento verso i migranti, ma l’atteggiamento che abbiamo tutti – lui dice – è di disinteresse e di emarginazione, che alla fine corrisponde appunto alla ‘cultura dello scarto’. Invece è giusto che vi sia un atteggiamento che sia la ‘cultura dell’incontrò: l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, e quindi un mondo migliore. Noi a questo ci stiamo ispirando. ‘Servitevi di noi’: questo è quello che vorrei dire e l’appello che vorrei lanciare”.












