Aperto da un polemico striscione con la scritta “Non vogliamo andare in Mozambico”, un corteo di mille lavoratori ha sfilato a Gela (Cl) dalla raffineria all’imbocco della strada a scorrimento veloce per Catania, in segno di protesta contro l’annunciato disimpegno dell’Eni. Si registrano inevitabili rallentamenti del traffico stradale e disagi tra i viaggiatori.
“In Mozambico l’azienda va a investire 50 miliardi – dicono, con rabbia, i dimostranti – mentre a Gela taglia investimenti per 700 milioni e migliaia di posti di lavoro”. Nessuno si fida delle rassicurazioni pronunciate dall’amministratore delegato, Claudio Descalzi, secondo il quale l’Eni non intenderebbe né chiudere lo stabilimento né ridurre i posti di lavoro ma diversificare la produzione con investimenti anche più consistenti.
“Lo dicevano anche lo scorso anno – puntualizzano i vertici dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl – quando hanno richiesto sacrifici, affrontati subito, in cambio di investimenti di là da venire e ora d’un colpo cancellati. Chiediamo che il governo convochi le parti e che si faccia garante con l’Eni di un serio progetto di lavoro, occupazione e sviluppo per Gela e per la Sicilia”.
“Non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte certe e adeguate da Eni sul futuro della raffineria di Gela: siamo pronti a valutare i progetti di raffinazione verde annunciati dall’amministratore delegato Descalzi solo se costituiranno un’integrazione dell’accordo del 19 luglio 2013”, dicono il segretario regionale dell’Ugl Chimici Sicilia, Michele Polizzi, e il segretario provinciale dell’Ugl Chimici Caltanissetta, Andrea Alario.
“L’azienda – ribadiscono i sindacalisti – deve mantenere gli impegni contenuti nell’intesa siglata lo scorso anno in merito alla riconversione e agli investimenti. Non accetteremo che il prodotto locale, estratto dai nostri giacimenti, venga raffinato altrove. A Gela ci sono professionalità specializzate con anni di esperienza che possono e devono essere valorizzate”.
“Ribadiremo le nostre richieste – aggiungono – nel corso dell’audizione che si terrà domani alla III commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana alla quale parteciperemo insieme alle strutture regionali del sindacato. Oltre allo sciopero del comprensorio del 28 luglio e a quello nazionale del 29, siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per difendere il futuro di un sito fondamentale per l’economia del nostro territorio”.
Le maestranze in lotta hanno intensificato i blocchi lungo le vie di accesso alla raffineria e creato un nuovo presidio in contrada Ponte Olivo, davanti alla sede siciliana di Enimed, la consociata dell’Eni che effettua ricerche e sfruttamenti dei giacimenti di gas e petrolio. L’obiettivo è quello di arrivare a bloccare l’attività estrattiva dei pozzi.
Per domani sono in programma presìdi e volantinaggi alle vie di accesso della città, mentre il 28 luglio, le segreterie confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, hanno proclamato uno sciopero generale territoriale, con manifestazione e corteo che si terranno a Gela. Il 29, invece, scenderanno in lotta le maestranze di tutti i siti delle aziende Eni in Italia per lo sciopero nazionale di comparto con manifestazione a Roma. Dalla Sicilia è prevista la partenza di decine di pullman.


















