Tre favaresi, S.C., 47 anni, E.G., 50 anni, e A.B., 33 anni, quest’ultimo residente in Svizzera, sono stati denunciati dai carabinieri di Prizzi, perché sorpresi a recuperare reperti archeologici dal sottosuolo.
Una vera vitaccia quella del “tombarolo”: si lavora di notte, o all’imbrunire, meglio se col buio è più facile confondersi con l’ambiente. C’è da faticare: si scava col piccone e con la pala; con le mani, quando occorre, si striscia con il corpo sul terriccio, ci si fa strada in cunicoli tortuosi e angusti.
Talvolta devi interrompere l’attività predatoria, o magari a cose fatte, abbandonare precipitosamente gli strumenti e tutto il resto, in vista dei controlli dei carabinieri o di altre forze dell’ordine.
E’ accaduto nel corso di un servizio perlustrativo, a Prizzi in località Marfarina, quando la pattuglia dei carabinieri della Stazione, mentre percorrevano le aree rurali, notavano la presenza insolita di un’autovettura, nascosta dalla vegetazione, nei pressi di un fondo agricolo privato.
Il mezzo è risultato avere targa straniera. I militari dell’Arma, senza farsi accorgere della loro presenza, venivano ulteriormente attirati dalla presenza di tre individui, uno dei quali dotato di metal detector, che, poco lontano dall’autovettura, scandagliavano il terreno circostante alla ricerca di reperti archeologici da estrarre.
I tre compagni di merenda, operavano in perfetta intesa, eseguendo sondaggi nel terreno con il piccone, nei punti indicati da uno di loro che operava sapientemente utilizzando il metal detector e indossando delle cuffie professionali.
Si decideva così di intervenire e bloccarli nella flagranza di reato, constatando così che sul terreno circostante, che erano state realizzate tantissime buche, poco profonde, scavate dai tre uomini con l’ausilio di un piccone ed all’interno delle stesse dei frammenti in ceramica, reperti lasciati, abbandonati, per evitare che venissero notati dai carabinieri.
I tre tombaroli hanno alle spalle un curriculum di tutto rispetto con reati specifici, appassionati dell’antico e del sepolto.
Nel corso della perquisizione si aveva modo di porre sotto sequestro il “perfetto Kit del tombarolo”, un metal detector di ultima generazione, binocolo, piccone e i reperti portati alla luce.
Il fenomeno dei furti di materiale archeologico è probabilmente sottovalutato, perché poco percepito dal cittadino come vero e proprio reato, dimenticando l’enorme valore dal punto di vista del patrimonio culturale del nostro paese.
Lo scavo archeologico clandestino costituisce una minaccia costante del vasto patrimonio culturale siciliano.
Una lotta spesso impari fra i tombaroli e le forze dell’ordine. E’ scattato il sequestro del metal detector. Un danno di un migliaio di euro. “Questo me lo ha regalato mia moglie”, ha affermato uno dei fermati.












