E’ in calendario, a Campobello di Licata, oggi, domenica 14 settembre, la ‘Giornata diocesana di commemorazione e preghiera per i cristiani perseguitati’, in occasione della ‘Festa dell’Esaltazione della Croce’. Alle ore 20, dopo la santa messa nella Chiesa Madre ‘San Giovanni Battista’, ci sarà una fiaccolata fino al Calvario. ‘Il dramma dei Cristiani perseguitati – dice la Chiesa – ci interpella alla solidarietà fraterna. Di fronte a tale sollecitazione, rilanciata da Papa Francesco, durante una recente udienza generale, sentiamo il bisogno di esprimere ancora una volta la nostra vicinanza ai Figli indifesi e perseguitati della Chiesa. Rivolgendoci ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dell’Iraq, il Santo Padre ha detto che ‘la Chiesa soffre con voi ed è fiera di voi, fiera di avere figli come voi, siete la sua forza e la testimonianza concreta ed autentica del suo messaggio di salvezza, di perdono e di amore’. Con questo spirito di vicinanza , il Vescovo Francesco Montenegro ha indetto la Giornata per i cristiani perseguitati. Tutto è cominciato con quella “Nun”, la lettera N con cui il sedicente Califfato ha marchiato le case dei cristiani di Mosul prima di costringerli alla fuga. Una lettera che il mondo ha però imparato a conoscere, non tanto come marchio della vergogna, come intendevano i terroristi, bensì come simbolo di una campagna internazionale a favore dei cristiani perseguitati. La lettera ha, così, trovato un’identità tanto forte da riscattare le sue origini incerte. Diventando una star. Se, infatti, tutti sappiamo che quella lettera sta per la parola araba “Nasara” (nazareni), è controversa l’origine del termine. Se sia, cioè, un dispregiativo o un semplice sinonimo di “masihiyyun”, seguaci del Messia. Non è, infatti, noto come i cristiani d’Arabia, del VI-VII secolo, si autodefinivano. La parola “Nasara” ricorre raramente prima dell’islam. Nel Corano si trova 14 volte, sempre al plurale, di cui 12 volte insieme alla parola «ebrei». Un famoso versetto (Mensa, 82) mette la parola in bocca agli stessi cristiani. «Troverai che i più cordialmente vicini a coloro che credono sono quelli che dicono: “Siamo Nasàra!”. Questo avviene perché fra di loro vi sono preti e monaci ed essi non sono superbi.
Giovanni Blanda
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