paoloParlare di politica, di gestione della cosa pubblica, della qualità della vita delle nostre città, delle prospettive e della crisi è oramai diventato sport nazionale. Anche le solite discussioni legate al calcio e alla squadra del cuore sembrano essere state soppiantate da questi argomenti.
Assistiamo quotidianamente a gente che si parla addosso le cui discussioni sembrano partorire la ricetta perfetta per poi accorgersi che si tratta ( parafrasando un termine molto usato in cucina) di un mero “mappazzone”.
Entro nel merito di alcuni argomenti il cui oggetto era, e utilizzo il passato di proposito, quello di ottimizzare i costi e migliorare la gestione. La chiusura delle province ad esempio; chiudere non significa socchiudere. Il socchiudere crea spifferi che a lungo andare creano malanni. E’ una mera presa in giro l’illusione ottica della chiusura delle province, adesso ridotte a forme indefinite di gestione della cosa pubblica. E’ un modo per mimetizzare le responsabilità o i meriti di chi prima era facilmente individuabile attraverso l’incarico politico che era chiamato a svolgere. I costi rimangono gli stessi se non maggiori, il servizio peggiore e le responsabilità irrintracciabili.
Rintracciabile è però chi ha deciso di chiudere il polo universitario agrigentino, che con la determinazione di un tagliatore di teste, catapultato, arriva chiude e pace fatta. Credo che i nostri giovani costretti a subire una determinazione di questo tipo, meritino delle spiegazioni. Credo che le famiglie di questi stessi giovani meritino delle spiegazioni. Credo che la politica debba dare loro conto di scelte che vanno nella direzione sbagliata. Per la nostra provincia o meglio per quello che ne rimane , sembra di assistere ad un puzzle all’incontrario. Si gioca a chi toglie più pezzi e come un puzzle all’incontrario bisogna poi indovinarne la forma o il soggetto. Ad Agrigento sono rimasti pochi pezzi per potere definire la forma di una città e di una provincia che non c’è più. Costruiamo, inventiamo, pensiamo e realizziamo cose importanti per poi, chiuderle, distruggerle o cederle ad altri. Mi vengono in mente un sacco di esempi , ma ne voglio citare uno su tutti: La Kore. Che senso ha denigrare la politica del passato per assistere alla becera politica del presente che non prospetta alcun futuro?
Siamo oramai come delle madri snaturate, di quelle che spesso si leggono sulla cronaca dei giornali, che sopprimono i loro figlioletti adducendo il loro gesto infame allo sdoppiamento di personalità.
Uccidere ha mille declinazioni e nella nostra martoriata provincia ci si sforza di farle conoscere tutte. Il nostro è un accorato appello, scevro da alcuna strumentalizzazione, dettato dalla seria e sentita preoccupazione di quanto sta accadendo al consorzio universitario di Agrigento. Chiediamo in maniera assolutamente trasversale all’intera deputazione Regionale e Nazionale ed ai responsabili Istituzionali a vari livelli di indossare in questo specifico caso, un’unica casacca, dello stesso colore che riporti una sola parola: BUONSENSO

Paolo Ferrara