EPID. EBOLA 1L’UNITRE di Canicattì offrirà una conferenza sull’argomento in oggetto , su mia iniziativa.
Si terrà il 16 p.v. alle ore 16.30 a Palazzo Stella. Relatore il dott. Antonino Salvo, Primario dell’U.O.C. diMalattie infettive del P.O. di Caltanissetta.
Si parlerà oltre che dell’epidemiologia e delle manifestazioni cliniche, della possibilità di contagio in Europa ed in Italia in particolare,
ma particolarmente dei mezzi terapeutici e dei vaccini.
I media prima creano il panico e poi tacciono. E’ come se tirassero prima il sasso e poi ritirano la mano. Si sente parlare ormai poco dell’epidemia da virus Ebola. Forse perché il contagio non è arrivato in Europa. In pratica continuiamo a tenere lo stesso atteggiamento nei confronti di questa pericolosa infezione, da quando è conosciuta: Fino a quando è relegata in Africa la ignoriamo e, cosa ancora più grave, non cerchiamo mezzi farmacologici per debellarla. Il nostro menefreghismo rasenta il cinismo. Quanti focolai endemici ci sono stati negli ultimi 40 anni. Chi l’ha mai saputo? Quante migliaia di morti? Mille in più o mille in meno in un paese in cui la vita umana è perennemente appesa ad un filo per svariati motivi, quale differenza fa? Appena però un occidentale contrae la malattia, allora si grida allarme.                    Eppure ancora l’epidemia dilaga e il pericolo che superi i confini dell’Africa è sempre concreto. La possibilità che arrivi in Italia è del 5%. Crediamo che sia una percentuale non allarmistica, poiché sono davanti agli occhi di tutti le numerose possibilità di contagio nel nostro paese.

Si parlerà di questo, dell’epidemiologia, della modalità di contagio e della clinica nel corso della conferenza; ma particolarmente si tratterà degli argomenti che, crediamo stanno a cuore di tutta la popolazione mondiale: con quali mezzi oggi si combatte la malattia; sono tradizionali o sono nuovi? E soprattutto sono efficaci e privi di effetti collaterali? E poi, a che punto sono i promessi vaccini, che data la pericolosità dell’agente virale, avrebbero dovuto essere preparati sin dalla prima endemia. Le case farmaceutiche non potevano sprecare risorse finanziarie senza alcun profitto per quelli che ancora, noi occidentali, riteniamo essere selvaggi. Ora che il problema potrebbe toccarci da vicino, si cerca di correre ai ripari. Purtroppo fino ad oggi si dice che qualche prototipo, già presente, non potrà essere utilizzato su larga scala, prima ancora di parecchi mesi. E nel frattempo? Vedremo di capire se ci sono più rosee speranze.
Silvano Messina