La Cassazione mette la parola fine ad una vicenda giudiziaria durata 7 anni e che ha visto tra gli altri imputato Calogero Licata, 64 anni, di Canicattì, ex impiegato del Ministero delle Finanze, finito al centro dell’inchiesta “Hiram”, con l’accusa d corruzione in atti giudiziari e concorso esterno in associazione mafiosa.
Insieme a lui vennero coinvolti Michele Accomando di Mazara del Vallo, Renato De Gregorio di Palermo, Guido Peparaio di Roma e Nicolò Sorrentino di Marsala anche loro tutti assolti come Calogero Licata in primo e secondo grado. I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Palermo Rosa Valenti, contro l’assoluzione di tutti gli imputati nei due gradi di processo.
L’inchiesta “Hiram” venne condotta dalla Dda di Palermo nel 2008. Finirono in carcere Calogero Licata e gli altri presunti componenti di una associazione che tramite il faccendiere romano Rodolfo Grancini, sarebbe stata in grado di aggiustare processi in Cassazione dietro il pagamento di denaro.
Inoltre, secondo l’accusa l’associazione di cui avrebbe fatto parte Licata, avrebbe avuto collusioni con Cosa Nostra per agevolare la posizione processuale del fratello del presunto capo mafia di Mazara del Vallo, Mariano Agate e dell’imprenditore agrigentino Calogero Russello, rimasto coinvolto nell’inchiesta “Alta Mafia” e deceduto qualche anno fa.












