sicilia-provinceLe amministrazioni provinciali di Mesina e Siracusa sono state abolite per legge ma questo non significa che non ci sono più. Sono fra le prime 25 province italiane per l’entità dei debiti accumulati. Alle altre ex province siciliane va meglio, ma non hanno affatto di che gioire, campano alla giornata o quasi. Stavolta, però, la Sicilia è lontana dai titoli di testa, una volta tanto, stando alla puntigliosa inchiesta fatta dal settimanale L’Espresso”, dedicata proprio all’ente intermedio

La mappa del crack – così l’Espresso definisce il quadro debitorio – vede al 24esimo posto l’amministrazione provinciale di Messina e subito dopo Siracusa, al 25esimo posto. Messina “vanta” uno squilibrio di bilancio che ammonta a 10.279.618 euro, Siracusa a 10.279.618 euro. Sono debiti fuori bilancio, secondo la Corte dei Conti. Chiuderebbero in pareggio “in apparenza sia Messina quanto Siracusa, ma in realtà sconterebbero un forte squilibrio nei conti. Il debito costa 16 euro e mezzo circa a testa ai cittadini della provincia di Messina e ben 26 euro circa ai cittadini della provincia di Siracusa.


Perché la realtà è diversa dall’apparenza? I debiti fuori bilancio sono da addebitare, soprattutto, ad imprevisti e cioè, ipotizza l’Espresso, a sentenze di condanna, liti nell’acquisizione di beni, disavanzi delle aziende controllate. Nel 2013 le province italiane hanno accumulato 186 milioni di debiti (in 75 enti intermedi), e cioè 12 euro per abitante in Sicilia (7 in Liguria, 6 in Bruzzo, con un incremento davvero sorprendente rispetto all’anno precedenti, circa l’80 per cento. Una media che mette ingiustamente tutti sullo stesso piano. In Sicilia, infatti, l’incremento è stato del 584 per cento ed in Basilicata del 934 per cento, in Campania del 714 per cento. Sicilia al terzo posto, dunque. Cifre molto alte, avverte la Corte dei conti: “una massa debitoria che rende i bilanci non veritieri perché non compare nelle scritture contabili”.

Come si è arrivati a tanto? Certo, gli imprevisti sono troppi per essere tali, e suscitano molte domande. Ma c’è anche il “salasso” che le province hanno subito, avendo subito più di ogni altro ente, la scure della spending review. “Questo strangolamento a mani nude delle Province – commenta l’Espresso – alla fine inciderà soltanto l’1,26 per cento sulla spesa pubblica nazionale, dieci miliardi da ridurre a meno della metà. Il grosso, 562 miliardi, destinati all’amministrazione centrale e 163 miliardi alle Regioni, non verrà toccato”.

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