Il clima conflittuale che si è venuto a creare attorno alla vicenda dell’ex IPAB di Ravanusa, è, a dir poco, increscioso.
Certamente è una situazione che non è stata direttamente voluta da chi oggi sta alla guida dell’amministrazione del comune di Ravanusa, perché è stata ereditata. Ma bisogna prendere atto che esiste e deve essere risolta, evitando la “buona abitudine” di molti amministratori di rinviare il problema non avendo le capacità o, forse, la volontà di risolverla.
Dice D’angelo che si è attivato percorrendo azioni legali e che si sta tentato di tutto per garantire il lavoro. Ma il lavoro a chi e di chi ? Ancora no si è capito!
A mio avviso, lo scopo di D’angelo è creare confusione, com’è solito e sua abitudine fare, quando non sa come venir fuori da qualche problema, cercando di scaricare le responsabilità ad altri.
La prima cosa sensata da fare, a mio parere, era ed è quella di organizzare da parte del sindaco una conferenza di servizi, con tutte le parti interessate alla vicenda e, cioè, dipendenti ex IPAB, delegazione di dipendenti comunali ed ex Articolo 23, Rag. Capo del Comune, capigruppo delle varie forze politiche presenti in consiglio, delegazioni sindacali e il legale che ha curato tutto l’iter del ricorso che ha presentato il sindaco, nei confronti della sentenza e del deliberato del Presidente della Regione, in maniera che tutti insieme chiariscano tutti i passaggi della vicenda.
Il diritto a un nuovo lavoro e il mantenimento di chi già ce l’ha è di tutti, quindi si deve cercare di trovare un punto d’incontro. Questo lo si può solo trovare parlando e discutendo attorno a un tavolo, mettendosi a confronto e senza passa parola di mezzo, per evitare che ognuno separatamente dica la sua senza mai incontrarsi su un’unica soluzione concordata.
Non creare le occasioni per una discussione comune significa voler lasciare il problema irrisolto e sospeso, lasciando sospesi anche coloro che hanno un diritto, anzi un problema di vita.
Segretario PD circolo di Ravanusa
Vittorio Rago


















