foto-Mimmo-Licata-1Nei giorni scorsi sono apparse sulla stampa delle dichiarazioni rese dal consigliere comunale Antonio Tiranno sull’attuale gestione, alquanto discutibile, del Consiglio e delle  commissioni consiliari da parte della presidenza del Consiglio Comunale. Su tale argomento, essendo stato tirato in ballo, mi corre l’obbligo intervenire.

Il consigliere Tiranno nelle sue dichiarazioni ha chiesto al presidente Trupia, tra le altre cose,  “il rispetto del decreto emesso allora dall’ex Presidente del Consiglio nel 2012 che invitava tutte le commissioni consiliari ed in particolare i loro presidenti a trattare argomenti di loro competenza e a completarli per la discussione in Consiglio entro massimo due sedute dalla convocazione delle stesse commissioni”.


Il consigliere di cui sopra, che per dovere di cronaca è bene ricordare come il principale promotore della mozione di sfiducia nei miei confronti, responsabilità che ha condiviso col sindaco della città e l’attuale presidente del consiglio comunale, fa specifico riferimento al decreto n. 4 emesso dal sottoscritto il 19 novembre del 2012.

Apprezzo la presa di posizione del Consigliere Tiranno a dimostrazione del fatto che non tutto della presidenza Licata andava buttato. Il fatto che oggi se ne parli e, soprattutto, ne parli il principale fautore della mozione stessa, avvalora la lungimiranza di una gestione sicuramente attenta e decisamente controcorrente, basti guardare il caos suscitato dai casi “Gettonopoli” di Agrigento e Siracusa.

Quel decreto era stato voluto al fine di migliorare l’efficienza ed il funzionamento delle attività istituzionali delle commissioni consiliari del comune, “calmierare” certe “allegre abitudini” e raggiungere l’obiettivo di assicurare un risparmio alle casse comunali attraverso la riduzione del numero delle commissioni e conseguenti gettoni di presenza erogati ai componenti delle stesse commissioni.

Vi era di più.  Quel decreto approvava una declaratoria sulle materie  di competenza di ciascuna commissione consiliare, un atto di indirizzo sulle procedure da utilizzare nel corso delle sedute ed una direttiva riguardante la tempestiva trasmissione dei verbali delle sedute all’amministrazione comunale ed ai dirigenti, tutte “novità” che avevano fatto nascere parecchio astio nei miei confronti e che non sempre erano seguite dalle parti interessate, costringendo il sottoscritto a diversi richiami sia verbali che scritti, come nel caso di alcuni verbali che non erano mai stati presentati proprio da quella commissione presieduta dall’attuale presidente del C.C. e per i quali si ipotizzò di tutto fino a parlare di furto.

Avevo ritenuto necessario, allora, avviare un’azione di riordino alla luce delle diverse problematiche più volte sollevate e concernenti diversi aspetti delle attività delle commissioni consiliari permanenti e della necessità di mettere un freno alle numerose convocazioni delle stesse, che spesso si rivelavano infruttuose a discapito delle casse comunali.
Ci eravamo riusciti. Notevole è stato il risparmio apportato alle casse comunali nel corso del 2013.

Ma forse, col nesso di poi, sarà stato proprio questo a spingere taluni consiglieri comunali a sottoscrivere la mozione di sfiducia, divenendo, quel tentativo di “stringere i cordoni della borsa”, un “valido” collante per componenti di maggioranza e parte di minoranza o pseudo tale. La voglia di trasformare le commissioni consiliari in bancomat era piuttosto forte, come forte era in loro la voglia di tornare al passato.

Le dichiarazioni rese alla stampa dal Consigliere Tiranno non dimostrano il contrario.
Dal 3 gennaio 2014, chi doveva vigilare sulle nuove modalità di svolgimento delle riunioni delle otto Commissioni consiliari permanenti non l’ha fatto; chi doveva vigilare sulla riduzione a due delle sedute massime per esitare gli argomenti in discussione che sarebbero dovute concludersi con un eventuale proposta di ordine del giorno o con un atto di indirizzo per l’amministrazione comunale da sottoporre all’esame del Consiglio comunale non l’ha fatto; chi doveva vietare l’inserimento all’ordine del giorno delle commissioni di argomenti di competenza di una diversa Commissione consiliare non l’ha fatto, assistendo al gioco indecente di chi arriva primo a prendersi gli argomenti da trattare in commissione.

Chi avrebbe dovuto richiedere ai presidenti di commissione le relazioni a carattere annuale da discutere in consiglio  comunale non l’ha fatto.
Chi avrebbe dovuto vigilare e sollecitare la trasmissione tempestiva dei verbali delle commissioni alla presidenza del consiglio e quindi alla giunta ed ai dirigenti per l’eventuale consequenziale adozione degli atti di competenza non l’ha fatto.
Il presidente del consiglio deve avere il coraggio delle sue funzioni.

Dato che quel decreto non è mai stato revocato è ovvio che è ancora in vigore e pertanto lo si dovrebbe far rispettare, ci spieghi allora perché il presidente e il suo entourage non l’hanno mai fatto rispettare e si assuma tutte le responsabilità.
Oggi non è tempo di scaldare le poltrone… si abbia il coraggio, il rispetto e la dignità del proprio ruolo nei confronti della collettività anche al costo di essere controcorrente rispetto a usi e costumi per i quali abbiamo l’obbligo morale di intervenire e far sentire alta la voce della libertà e della dignità.

Mimmo Licata
Consigliere Comunale
Già Presidente del Consiglio Comunale