La Corte dei conti ha avviato una indagine sui costi del Consiglio e delle Commissioni consiliari che si sono svolte al comune di Canicattì. I giudici contabili infatti, poco prima delle festività pasquali, hanno inviato all’ente una missiva dove chiedono alcuni chiarimenti sulle spese sostenute dal Comune per il pagamento dei consiglieri comunali che hanno preso parte alle riunioni delle commissioni e dell’assemblea cittadina.
In particolare, sembra che nel mirino dei giudici contabili, vi siano le troppe riunioni del Consiglio saltate sempre per mancanza del numero legale ma che hanno ugualmente permesso ai componenti dell’aula consiglieri di ottenere il pagamento del gettone di presenza che a Canicattì risulta essere di circa 90 euro a seduta.
Intanto su questa vicenda, un deputato regionale del Movimento 5 Stelle, ha richiesto all’ente la documentazione relativa alle sedute dei consigli comunali e di tutte le commissioni consiliari convocate negli ultimi anni. Le accuse dell’opposizione riguardano, così come evidenzia nella lettera la Corte dei conti, la convocazione di un numero eccessivo di sedute che non avrebbero prodotto i risultati sperati.
L’obiettivo, secondo quanto denunciato, non sarebbe stato di carattere politico ma prettamente economico, mirato dunque ad incassare il gettone di presenza. Anche alcuni consiglieri comunali, come ad esempio Antonio Tiranno, hanno denunciato un numero di sedute infruttuose delle commissioni che convocate dai loro presidenti avrebbero discusso di ben altro ma non di argomenti di loro competenza.












