La casa di campagna del sindaco di Favara, Rosario Manganella (in realtà di proprietà della moglie) è stata presa di mira da ignoti intimidatori i quali dopo aver forzato una finestra hanno gettato liquido infiammabile per poi appiccare il fuoco. Il fatto è avvenuto in contrada “Burraitorto” dove il primo cittadino possiede un immobile che visita sporadicamente. Proprio tale circostanza rende incerta la data dell’attentato che comunque dovrebbe essere stato compiuto nel corso di questa settimana. L’incendio, fortunatamente non si è propagato per tutto l’immobile e i danni sono stati fortunatamente contenuti. Nel maggio di tre anni fa, proprio il sindaco Manganella subì un’altra intimidazione: l’invio di una busta con due proiettili e alcuni fogli di minacce, con stampate delle croci, e bloccata al centro smistamento delle Poste di Palermo. Sulla vicenda sono intervenuti, solidarizzando le forze politiche e sociali di Favara. In particolare l’assessore Sara Chianetta (Pd) ed i consiglieri comunali Gaetano Caramazza e Calogero Castronovo capogruppo Pd in Consiglio comunale, con una nota stampa, esprimono solidarietà al sindaco Rosario Manganella per il vile e miserabile gesto di intimidazione con i danneggiamenti agli interni della casa di campagna. Dinnanzi a questi gesti vili ed inqualificabili si rimane senza parole. La violenza e la sopraffazione vanno condannate ed emarginate con forza da tutti i cittadini onesti . Non si può essere intimiditi nell’esercizio della propria azione amministrativa di sindaco della città, che in un momento cosi difficile di crisi economica, diventa ancora pesante. Le forze politiche tutte, senza distinzione di maggioranza e opposizione, e la città tutta debbono condannare questo gesto vile e violento. Ai cittadini onesti e alle forze politiche e dato il compito di svelenire il clima pesante che si respira in città. La crisi e la mancanza di liquidità spingono molti ad alzare i toni dello scontro, ma in questo momento l’unica via è quella del confronto civile e del prevalere degli interessi della città di Favara.
Il movimento politico “Noi con Salvini” esprime la sua ferma condanna per il vile atto intimidatorio rivolto al sindaco Manganella e alla sua famiglia. Gesti che turbano, oltre chi li subisce, anche l’intera comunità.
“Da qualche tempo – dichiarano i referenti del movimento – qualche mano delinquenziale, cerca di inquinare la vita democratica e civile nel territorio agrigentino, con azioni che hanno come obiettivo il clima della paura e del condizionamento da parte delle amministrazioni cittadine.
Non sono certamente questi gesti ignobili che possono fermare il corretto percorso verso una sana politica. Auspichiamo che il lavoro degli inquirenti possa far luce al più presto sui responsabili di questo gesto”.
“Sono vicino al sindaco di Favara Rosario Manganella per l’atto subito”. A parlare è il deputato nazionale del Pd Antonino Moscatt, che a Favara è stato anche un amministratore comunale.
“Auspico che si faccia chiarezza sull’accaduto e che episodi come quello che ha visto coinvolto Manganella possano essere, in futuro, prevenuti”.
Con la notizia della diffusione di pesanti minacce ed atti intimidatori a danno di servitori dello Stato e ad amministratori locali come il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale e il sindaco di Favara Rosario Manganella, riparte il dibattito nel nostro territorio sulla necessità, chiara e concreta, di garantire protezione assoluta a chi rappresenta e difende i cittadini.
Un esercizio tristemente periodico cui purtroppo sembra ci si stia abituando. Ad ogni atto intimidatorio è come se si affievolisca un po’ quella luce, quel fuoco, che dovrebbe ardere in noi, che dovrebbe spingerci a dire “no”. Di chi la colpa? Di tutti. Della “routine” verso una terra che ci si sta rassegnando a vedere così, sempre e comunque ostaggio del giogo mafioso. Una rassegnazione che, oggi più che mai, consente alle organizzazioni di completare il tentativo, spesso tutt’altro che vano, di incunearsi nelle istituzioni per attirare a sé parti dello Stato. Così, come è tragicamente già accaduto in passato, se c’è chi rischia la propria incolumità e si tenta di zittirlo attraverso la violenza, la minaccia, la ritorsione, c’è una parte di res pubblica che, come un parassita, vive e si ciba del corpo della nostra nazione. Ecco, lottare, davvero, per ripulire l’aria che respiriamo da quell’insopportabile puzzo che è la schiavitù mafiosa è l’unico “regalo” che possiamo fare a chi oggi lavora e lotta per il futuro di tutti noi.
Mariagrazia Brandara, presidente Consorzio Legalità e Sviluppo Agrigento












