Un quindicenne somalo è morto a bordo della nave Dignity di Medici senza frontiere, arrivata ad Augusta dopo un’operazione di salvataggio dei migranti nel Canale di Sicilia.
Il ragazzo è deceduto per le percosse e i maltrattamenti subiti in Libia, dove era stato costretto a lavorare senza cibo né acqua, come hanno riferito alcuni dei 302 migranti soccorsi dall’imbarcazione di Msf.
Il minore è morto in seguito a un arresto cardiocircolatorio provocato dalla condizioni critiche di salute causate dai maltrattamenti subiti. Viaggiava da solo: quando è stato soccorso era in condizioni critiche, con evidenti difficoltà di movimento. Subito trasferito nella clinica di bordo della Dignity, in un primo momento ha risposto bene ai farmaci e alle cure mediche del team sanitario di Msf, tanto che le sue condizioni sono migliorate notevolmente nelle prime 24 ore.
Ieri, mentre la nave stava facendo rotta verso l’Italia, è deceduto all’improvviso per arresto cardiaco, nonostante gli sforzi dei medici di salvare la sua vita.
I migranti erano stati soccorsi domenica dalla motovedette della capitaneria di porto di Lampedusa e successivamente trasferiti sulla nave di Medici senza frontiere.













