Con la delibera del 27/01/2017 il Consiglio Comunale ha disposto “L’approvazione del piano delle dismissioni e valorizzazioni immobiliari“ che fa seguito all’approvazione del DUP 2016 (Documento unico di programmazione) approvato dalla giunta e dal consiglio. Così facendo si da il via al previsto piano di cessioni di beni immobili di proprietà del comune che dovrebbero portare nelle casse del comune un introito previsto di circa cinque milioni e trecentomila euro.

Cifra importante ed imponente. Mai negli anni precedenti era stata progettata una operazione di tale rilevanza.


 

Pertanto, data l’importanza, ci chiediamo:

  • se per i beni oggetti di alienazione sia stato riverificato il valore, aggiornato tenendo conto i valori di mercato
  • se è stata predisposta la massima trasparenza sulle procedure riguardanti la vendita.

 

Su quest’ultimo punto abbiamo già forti perplessità dato che sul sito del comune il documento relativo alla delibera “stranamente” non si apre, come si evince al punto numero 3 del seguente link. Speriamo che sia solo un problema temporaneo, invitiamo gli addetti a sistemarlo, grazie!

 

Non si spiegano le finalità di queste cessioni, ma, vista la situazione delle casse dell’ente, non ci vuol tanto per capire quale sia lo scopo di tale operazione. Quindi è superfluo chiedere quali siano i programmi di investimento cui sarà destinato il ricavo delle cessioni.

 

Come già messo in evidenza dai comunicati precedenti e come confermato in sede di consiglio dalla Dott.ssa Meli, l’esposizione debitoria del comune verso le banche è di circa 9 milioni di euro. Sulle cause di questo dissesto abbiamo già disquisito tanto. Cioè è frutto del risultato di uscite/spese, spesso poco controllate, per usare un eufemismo, e sicuramente maggiori rispetto alle entrate dell’ultimo quinquennio.

 

Duole constatare che, in continuità con l’amministrazione precedente, nulla si è ancora fatto per riequilibrare le spese rispetto le entrate, nonostante la tassazione IMU, TARSU, addizionali ed altre tasse siano ai massimi livelli consentiti, con chiare difficoltà da parte di cittadini ed imprese a pagare. E ad oggi, a quasi un anno del suo insediamento, l’amministrazione nulla ha fatto per ciò che riguarda lo sviluppo economico del territorio o per una rigenerazione urbana.

Queste mancanze unitamente alle cessioni di beni immobili, che naturalmente incideranno nell’attivo patrimoniale, denotano una grave carenza e responsabilità nella gestione del comune da parte della giunta e del consiglio comunale, che non riescono a svolgere la funzione di timone di controllo e di programmazione dell’intero assetto comunale.

 

Ci troviamo pertanto nella classica condizione di “tirare a campare” e di sufficienza precaria. Se non viene subito sviluppata una “seria” soluzione ai problemi finanziari dell’ente, insieme ad una vera programmazione, non ci sarà alternativa al dissesto finanziario. E naturalmente a pagare saranno come al solito cittadini ed imprese!

 

Ricordiamo che le migliori pratiche di gestione dei beni pubblici sono quelle di metterli a disposizione per lo svolgimento di servizi sociali in favore di giovani, infanzia, anziani, anche con l’impiego del personale del Comune, traendone anche una entrata extratributaria. In tal senso si trarrebbe un duplice vantaggio: venire incontro ai fabbisogni sociali della nostra comunità e garantire un’entrata utile a far fronte delle spese del personale al Comune, anche applicando prezzi sociali. Questo sistema diremo virtuoso trova applicazione in molta parte dei Comuni Italiani, che tendono a valorizzare i beni pubblici garantendo servizi alla comunità.

 

E ricordiamo inoltre che i beni pubblici appartengono alla Comunità, quindi, come previsto, ogni scelta d’uso o destinazione deve essere oggetto di consultazione pubblica.

Anche se l’operazione di cessione andrà in porto, la toppa, per quanto grande, non riuscirà a coprire il buco. Ci vuole quel tanto auspicato cambio di passo per invertire il trend.

 

In altre parole la cura è sbagliata, bisogna avere il coraggio di cambiare realmente e non concentrarsi in soluzioni “tampone” che allungano soltanto l’agonia del malato, forse di qualche anno. Bisogna invece mettersi subito a lavoro per il rilancio dello sviluppo economico e sociale di Canicattì.

 

 

Il portavoce del meetup Pietro Amore.