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Referendum nell’Agrigentino. La denuncia M5S: “Costerà 230 mila euro. Illogico non accorparlo alle Europee”

Scritto da il 5 marzo 2019, alle 06:54 | archiviato in Agrigento, Favara, Politica. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

“230 mila euro è la spesa che dovranno affrontare i comuni di Agrigento, Favara e Aragona perché il governo regionale ha pensato bene di anticipare di qualche giorno il referendum sul cambio dei confini anziché accorparlo alle elezioni europee già in programma domenica 26 maggio. Si tratta di uno spreco incredibile che mette in difficoltà comuni in dissesto per il mero capriccio di un governo che avrebbe potuto tranquillamente accorpare le due consultazioni ma non lo ha fatto probabilmente ancora per il goffo tentativo di abbassare l’affluenza alle urne delle europee”. A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Giovanni Di Caro che ha depositato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Musumeci e all’assessore per le autonomie locali Grasso in cui si chiede tra l’altro una proroga per lo svolgimento del referendum per la modifica dei confini delle tre cittadine agrigentine, accorpandolo così alle elezioni europee del 26 maggio 2019. “Il Comune di Agrigento – spiega Di Caro – spenderà 120 mila euro, quello di Favara 80 mila e quello di Aragona 30 mila per un totale di 230 mila euro per far svolgere in data diversa dalle europee il referendum sulla modifica dei confini. Peccato che questi Comuni abbiano condizioni finanziarie notevolmente compromesse, dato che Favara ed Aragona sono in dissesto finanziario e Agrigento ha più volte manifestato deficit strutturali. Una beffa che va ad aggiungersi ad un’altra scelta scellerata di Musumeci e soci, ovvero quella di aver anticipato le Amministrative alla fine di aprile, costringendo così i siciliani ad andare alle urne per ben tre volte in un mese in caso di eventuale ballottaggio e con un costo di un milione di euro. E’ vero che la data massima del 24 maggio è frutto dei 120 giorni rispetto a quella di pubblicazione del decreto, ma è altrettanto vero che l’assessore Grasso avrebbe potuto valutare meglio la tempistica e pubblicare il decreto anche solo 48 ore dopo, per far ricadere la data di tale referendum nello stesso giorno delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Nella migliore delle ipotesi si tratta di enorme leggerezza o sciatteria, se non di premeditazione scientifica. In ambedue i casi però si tratta di una scelta grave e costosa per i cittadini siciliani. La Regione ci ripensi” – conclude Di Caro.  



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