Il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli non ha escluso una possibile proroga dello stop delle lezioni su tutto il territorio nazionale: “Potrebbe configurarsi questa eventualità. E’ stata fatta una scelta di sospendere fino al 15 marzo con la possibilità di riconsiderare e rimodulare la scelta in base a quello che sarà lo scenario epidemiologico che verificheremo giorno per giorno”.

Anche il premier Conte ha confermato che quella di prolungare lo stop è una possibilità, anche se non è questo il momento di parlarne: “Vedremo con l’avvicinarsi della scadenza, in questo momento non lo so neanche io, dobbiamo ragionare sempre nel segno dell’adeguatezza e della proporzionalità”.


Si comincia quindi a ragionare su come recuperare il tanto tempo perduto e a pensare a un piano di emergenza. Tante le ipotesi possibili in campo, un po’ come nel 1973 quando per una epidemia di colera si posticipò l’inizio delle lezioni: prolungare la fine dell’anno scolastico, oppure prevedere, alla ripresa, corsi intensivi o lezioni sia mattina che pomeriggio. Potrebbero anche saltare l’obbligo di alternanza scuola lavoro o i test Invalsi. Tutto ancora da vedere. A preoccupare di più sono ovviamente i maturandi.

Per questo sono stati convocati i sindacati della scuola con i quali al ministero si è ragionato su molteplici temi: gli esami, il rafforzamento della didattica a distanza ma anche il reclutamento degli insegnanti in vista del prossimo anno scolastico. Tante le ipotesi in campo per la maturità come, ad esempio, quella di eliminare la commissione esterna o almeno di riequilibrarla con più professori interni per venire incontro ai ragazzi.

Moltissime le scuole attive – anche in area non rossa – già dalle prime ore della mattina con videoconferenze e lezioni in modalità e-learning. Attraverso collegamenti video sul web, presidi e professori stanno organizzando le lezioni online: l’obiettivo è quello di portare avanti i programmi, soprattutto per gli studenti di terza media e del quinto anno superiore che nei prossimi mesi dovranno affrontare esami e maturità, ma anche per tutti gli altri. Anche gli atenei cercano di assicurare ai propri studenti la possibilità di frequentare le lezioni a distanza, tramite le piattaforme di e-learning.

“Abbiamo lavorato da subito ad un’accelerazione del programma di didattica a distanza. In mezzo a tante difficoltà – spiega la ministra dell’Istruzione Azzolina – può rappresentare una grande opportunità. Ma la scuola è molto altro. La scuola è condivisione, è stare assieme. La scuola in classe è insostituibile. E deve tornare presto”.

IN SICILIA 24 CASI. Questo il quadro riepilogativo della situazione in Sicilia, aggiornato alle ore 12 di oggi (venerdì 6 marzo), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana alla Unità di crisi nazionale. Dall’inizio dei controlli, i laboratori regionali di riferimento (policlinici di Palermo e Catania) hanno effettuato 547 tamponi, di cui 511 negativi e 12 in attesa dei risultati. Al momento, quindi, sono stati trasmessi all’Istituto superiore di sanità 24 campioni, di cui sette già validati da Roma (tre a Palermo e quattro a Catania). Risultano ricoverati 7 pazienti (tre a Palermo, tre a Catania e uno a Enna) di cui nessuno in terapia intensiva, mentre 17 sono in isolamento domiciliare. Il prossimo aggiornamento avverrà domani.

TAMPONI NEGATIVI, RIAPRE CARDIOLOGIA A ENNA. Tamponi tutti negativi per medici e infermieri del reparto di cardiologia dell’ospedale Umberto I di Enna, che ieri, in via precauzionale, era stato chiuso dopo che un medico in servizio a Enna, ma di Catania, era risultato positivo al test. E’ stato l’epidemiologo a decidere chi avrebbe ripreso a lavorare in base a eventuali contatti che i medici e gli infermieri avrebbero avuto con il medico risultato positivo. Test negativo anche per la dottoressa ricoverata in malattie infettive, che ha una semplice influenza.

DIMINUISCONO VOLI, CHIUSO UN TERMINAL A FONTANAROSSA. Il traffico aereo subisce una flessione per l’emergenza Coronavirus e l’aeroporto di Catania chiude uno dei terminal: il C, dedicato alle partenze della EasyJet verso destinazioni Schengen. E’ la decisione della Sac, società che gestisce lo scalo, per ottimizzare le risorse di tutti gli operatori, annunciando che tutte le partenze, da domenica 8 marzo, saranno effettuate al Terminal A. Il provvedimento è, al momento fino al prossimo 15 marzo.

In tutto l’aeroporto, intanto, proseguono le attività di sanificazione profonda delle aree interessate dal flusso di passeggeri, operatori ed Enti di Stato. Sono stati montati i termoscanner per la misurazione della temperatura e istallati 15 dispenser di liquido antibatterico nelle zone partenze e arrivi. Inoltre, durante le ore notturne, viene effettuata un’azione di sanificazione nel terminal con l’utilizzo di un atomizzatore ad ampio spettro, oltre alla pulizia delle superfici a contatto con i passeggeri.