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Sei Nazioni 2021: intervista a Maxime Mbanda

Scritto da il 26 febbraio 2021, alle 01:45 | archiviato in rugby, Sport. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

L’ItalRugby è attualmente impegnata nel torneo di rugby più importante a livello internazionale, il Sei Nazioni. L’Insider ha colto l’occasione per intervistare Maxime Mbanda, attuale terza linea delle Zebre, per scoprire di più circa quest’importante competizione, ma non solo. Sul blog di Betway, che si occupa anche di scommesse online, basta cliccare sulle 8 icone presenti nella speciale infografica, ognuna relativa a una tematica diversa, per ascoltare direttamente le risposte di Mbanda.

Cosa significa indossare la maglia azzurra?

Per Maxime Mbanda indossare la maglia azzurra è un sogno che aveva da quand’era bambino, da quando ha iniziato a giocare a rugby. Crescendo è diventato un obiettivo, “è un’opportunità che non tutti hanno la fortuna di realizzare, ma il mio obiettivo è quello di giocare il più possibile con questa maglia, onorare ogni partita e cercare di vincere il più possibile”.

Cosa non funziona nell’ItalRugby?

L’ultima vittoria della Nazionale nel Sei Nazioni risale al 28 febbraio 2015 ed è inevitabile che tutti gli appassionati di rugby si stiano chiedendo cosa possa essere andato storto nel corso degli ultimi anni. L’azzurro, sebbene sia consapevole che la vittoria nel Sei Nazioni manchi da tanto tempo, cerca di rassicurare i tifosi: “In questi ultimi anni siamo cresciuti molto, così come le altre Nazionali. Ma questo gap si sta man mano riducendo e in tutte le partite che abbiamo giocato abbiamo dimostrato di potercela giocare fino all’ultimo. Adesso ci metteremo sotto e cercheremo di raggiungere le nostre vittorie. La Nazionale per il Sei Nazioni è una squadra nuova. Abbiamo cambiato allenatore l’anno scorso, Franco Smith è un allenatore al quale piace il lavoro molto duro e arriveremo sicuramente pronti. Abbiamo l’obiettivo di riscattarci e non vediamo l’ora!”.
Come può migliorare l’ItalRugby?

Mbanda ha le idee chiare: “Abbiamo visto che la differenza tra una vittoria e una sconfitta è stata soprattutto nella gestione degli ultimi 20 minuti di gioco, che sono fondamentali. Il minimo errore a questo livello costa la partita. Dobbiamo focalizzarci su questi dettagli, cercando di sbagliare il meno possibile e di gestire noi la fine del gioco”.

Sei Nazioni 2021: chi vincerà alla fine?

Difficile trovare un vero favorito per la vittoria perché “tutte le squadre di questo torneo sono squadre di assoluto livello con i giocatori più forti del panorama mondiale”, anche se sicuramente “una delle partite più sentite è quella contro i cugini francesi”. In ogni partita bisogna quindi “cercare di dare tutto, l’anima”.

Il futuro del rugby italiano

Per il rugby italiano questo periodo non è tra i più rosei: si tratta di un momento di cambiamento, anche da un punto di vista generazionale, e a breve, in marzo, ci saranno le prossime elezioni per la presidenza della FIR, Federazione Italiana Rugby. “In questo periodo stiamo assistendo a un ricambio generazionale con tanti giovani pieni di talento e volontà che pian piano si stanno facendo spazio in prima squadra ed altri che ci stanno salutando, colonne portanti di questo sport come Ghiraldini”. È un periodo che Mbanda definisce “abbastanza confuso, non vedo l’ora di avere la strada futura chiara. Ovviamente il periodo è quello che è, c’è ancora l’emergenza coronavirus in atto. Quindi aspettiamo che l’emergenza passi e che tutti quanti possano tornare a giocare questo rugby che tanto manca nelle case degli italiani”.

Il rugby è uno sport duro giocato da gentiluomini

Secondo Mbanda la frase “Il rugby è uno sport duro giocato da gentiluomini” rappresenta la realtà. Queste le sue parole: “Ovviamente è uno sport collettivo, di contatto, ma che ti lascia messaggi che servono nella vita di tutti i giorni, come il rispetto, che è alla base di questo sport. Non solo verso l’avversario, ma anche verso i propri compagni di squadra, ma soprattutto verso l’arbitro che in campo è la nostra autorità e che fuori può essere rappresentato da un poliziotto o da un professore di scuola. Quando quest’autorità prende parola noi dobbiamo rispettare la decisione e non possiamo opporci. Sono messaggi che ti possono aiutare a crescere, a me sono serviti particolarmente nel periodo dell’adolescenza, che per me è una delle fasi più difficili nella formazione di una persona”.

L’esperienza come volontario alla Croce Gialla di Parma

Mbanda ha raccontato anche della propria esperienza come volontario presso la Croce Gialla di Parma durante il periodo di emergenza che ha colpito la nostra penisola: “Durante quest’emergenza il gioco di squadra è stato alla base di tutto, per cercare di salvare più persone possibili. Dovevi coadiuvare le forze e le energie con i tuoi compagni di squadra che in quel caso erano altri volontari. Abbiamo unito le nostre forze”. L’azzurro ha concluso la propria intervista, augurandosi che la magnifica collaborazione vista in Italia durante il periodo dell’emergenza venga portata avanti anche quando questa brutta pagina sarà finita.



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