Chi lo avrebbe mai immaginato che la “ legalità” sarebbe stata festeggiata, sarebbe diventata una ricorrenza, alla pari della festa della Madonna del Carmelo piuttosto che la sagra della rana di Poggibonsi .

La legalità va festeggiata, ricordata, commentata, raccontata, magari ballata. Trasmissioni, dirette, opinionisti, politici, intellettuali, scrittori, giornalisti, cow boy e ballerine , tutti a dire la loro sulla legalità. E come nelle migliori delle tradizioni, ognuno prova a sfoggiare il proprio testimonial preferito. Uomini che hanno dato la vita affinché la legalità non diventasse nulla di straordinario, per farla rimanere parte di una normalità che non ci appartiene. Giudici, giornalisti, politici, morti per affermare l’importanza della legalità, oggi diventati feticci per i tanti che hanno colto l’occasione per  imbucarsi , per camuffarsi, per mimetizzarsi con i loro vestiti scuri e la cravatta comprata per l’occasione. D’altronde l’antimafia di Montante ci ha insegnato molto sull’argomento, ma non abbastanza.


Tra qualche giorno il Giudice Livatino verrà dichiarato beato, un uomo la cui normalità lo ha  reso unico, la cui spontaneità nel riconoscere alla credibilità di ogni essere umano un valore superiore alla fede stessa lo ha reso lungimirante.

La credibilità…. Quella frase oramai diventata celebre “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”.  La credibilità non si acquista, non si baratta, non si chiede. La credibilità la si costruisce con i comportamenti, con l’esempio, con la coerenza, con l’onestà.  Voglio concludere questo pezzo che probabilmente incontrerà la contrarietà di alcuni, con una domanda che mi piacerebbe oggi porre al Giovane Giudice ucciso dalla Mafia. Al giovane Giudice morto per inseguire la legalità e non certo per festeggiarla, mi piacerebbe chiedere quanti di quelli che parteciperanno alla sua beatificazione sono credenti , ma soprattutto quanti sono credibili…..

Cesare Sciabarrà