L’insostenibile leggerezza della rassegnazione, l’abitudine a rassegnarsi a non pretendere a sopportare, a subire. Una società distratta, veloce, effimera, leggera, mai profonda. Falsamente informata, graficamente plastica, statica, ma anche liquida ( come la definì Bauman).
Una società covid e post covid, ma anche pre covid, tre facce di una stessa realtà che finiscono con il sovrapporsi , con l’identificarsi in quello che si era prima e in quello che saremo dopo , nel frattempo facciamo vedere quello che siamo adesso.
Cosa siamo adesso? Una società che punta alla crescita? Quale crescita? Che tipo di crescita? Ma crescere per fare cosa? Consumare per produrre, ingurgitare per vomitare e poi ingurgitare ancora.
La politica come quasi sempre indifferente, pavida, concentrata sulle singole posizioni, su forme di avarizia, miste a codardia che servono a guardare bene il proprio orticello.
Nulla di nuovo all’orizzonte. Stessa retorica, stessi metodi, lo stesso gioco delle tre carte che continua a fottere ignari passanti agli autogrill…. Gli stessi compari che fuggono dopo aver compiuto la truffa.
Distratti e impauriti non riusciamo a guardarci più intorno ricoperti come siamo delle nostre stesse feci, della nostra spazzatura, del nostro stesso inquinamento che ingurgitiamo con le prelibatezze poste sulle nostre tavole.
Chi mai si preoccuperà di lasciare un mondo migliore a chi verrà dopo di noi, detti volgarmente figli. Siamo come i campeggiatori della domenica che lasciamo la monnezza nel bosco o sulla spiaggia. Non ci interessa chi verrà dopo di noi, noi probabilmente troveremo un altro posto da devastare.
Parlare di questi temi ti rende facile bersaglio degli stessi campeggiatori. Lasciare un mondo migliore agli altri? E perché dovremmo? Ma perché sono i nostri figli….. “E no, a mio figlio è sufficiente che gli lascio qualche immobile e un pò di soldini in banca.. e il mondo vada a farsi fottere”.
Ma la natura è impietosa, sa restituire ciò che gli si dà e sa riprendersi ciò che gli si toglie.
Oggi o forse già da ieri è indispensabile parlare di territorio, immaginare nuovamente questo mondo e i nostri comportamenti.
Ma per fare tutto ciò sarà necessario che la legalità la smetta di esser e una festa ( come la festa della salsiccia di Pontecorvo) , che l’ambiente torni da essere una parola non da abbinare a un deodorante, che la differenziata o la indifferenziata non siano linee di credito per i furbetti, che il 191 sia il numero per chiamare un operatore telefonico e che i murales tornino a farli i writers, come si faceva una volta….












