Quel giorno non lo dimenticherò facilmente . Era il 31 gennaio del 2018, arrivai trafelato nella sala dove la commissione territorio e ambiente dell’ ARS presieduta dall’On Giusy Savarino mi stava aspettando per relazionare sul caso dei pozzi di contrada Gulfi e dintorni. Non feci in tempo a riprendere fiato prima di prendere la parola. Raccontai mesi di lavoro giornalistico fatto di video, foto, documenti e tutto ciò che potesse dimostrare cosa stava accadendo alle spalle della comunità canicattinese.
Lo feci con dovizia di dettagli dinnanzi a deputati, tecnici di Girgenti acque, esperti della materia, e rappresentanti istituzionali del nostro comune.

Credo nessuno di loro a parte qualcuno e la Presidente Savarino erano felici di sentire la mia relazione. Lo scontro fu duro e ricordo l’intervento barbino , al limite del patetico da parte di chi avrebbe dovuto difendete la nostra comunità, mentre uno dei vertici della società oggi protagonista della cronaca siciliana, prendendosi gioco di me e storpiandomi il cognome, tentava di sminuire la mia dettagliata relazione dicendo che “ il racconto non lo eccitava, perché non vi erano terremoti, né alluvioni, né sangue”.


Quel giorno non si stava discutendo solamente questo ma anche qualcosa di più. Un affare da 107 milioni di euro che la Presidente Savarino con grande coraggio e determinazione mandò tutti gli atti alla procura , insieme anche alla nostra inchiesta giornalistica. Oggi leggo con grande soddisfazione un pezzo sulla testata LIVESICILIA che riporta questo:

Alla Commissione, attraverso i loro rappresentanti, i cittadini fecero arrivare le proprie proteste e le proprie preoccupazioni per “la scarsa qualità dell’acqua”, “a volte visibilmente gialla, altre volte maleodorante, che ha spesso comportato la interruzione dell’erogazione in interi quartieri, da parte dello stesso ente gestore”.

Nel corso delle varie audizioni, la Commissione Ambiente dell’Ars appurò che Girgenti Acque “per prassi consolidata”, chiedeva ai Comuni una generica autorizzazione ad accedere ad alcuni pozzi non consegnati, con l’impegno che, una volta verificata la potabilità, i cittadini di quei comuni potrebbero ricevere un beneficio in termini economici dall’immissione in rete di quelle acque.

Da inchieste giornalistiche agli atti della Commissione, sembrerebbe che in taluni casi le acque siano state immesse in rete, senza comunicazione preventiva e senza certezza della qualità”. I dubbi sarebbero poi stati confermati dai rappresentanti dell’Arpa, più volte chiamati dalle forze dell’ordine, a seguito di segnalazioni, a fare controlli sulla qualità delle acque dei pozzi.

 “Appurato tutto ciò, tutti gli atti in possesso della Commissione Ars su Girgenti Acque, compresa l’inchiesta giornalistica citata, furono allegati alla risoluzione e spediti in Procura”, ribadisce Savarino. Procura che oggi ha aperto un nuovo filone di inchiesta su Girgenti Acque.

Fin qui livesicilia.

Quell’inchiesta sui pozzi l’avevamo portata noi , avevamo squarciato il silenzio complice di taluni che addirittura erano soliti tentare di ridicolizzare il lavoro fatto . Come ho detto in precedenza, bisogna avere fiducia nella giustizia, lenta sì, ma altrettanto efficace.