La pietà degli orafi e degli argentari a Santa Caterina rappresenta un opera di grandissimo spessore il quale autore è citato dal Vasari nelle sue Vite. Esiste purtroppo una confusione che identificherebbe l’“Antonio da Carrara” di Vasari anche con un altro scultore attivo in Sicilia, il qual  nome rispecchierebbe quello di Antonello Gagini o Gaggini. Questa confusione ci è data dal fatto che le opere elencata dal Vasari sono state censite per questo secondo scultore. Ma di Vanella, carrarese, della corrente tosco-carrarese, sono state identificate opere a Caltanissetta e Sciacca, oltreché a Palermo, quindi la pietà è, secondo il mio modesto parere, da attribuire a Antonio Vanella (Carrara, fine XV secolo – 1523). Antonio Vanella, attivo anche a Roma come marmoraio di Michelangelo Buonarroti – estrasse per lui il marmo di Carrara -,  apprese proprio da questo straordinario scultore l’arte della Pietà così come fu ritratta da Michelangelo.

La datazione può essere stabilità con certezza intorno ai primi del XVI secolo d.C. Anche se la testa del Cristo ha un restauro postumo e, molto probabilmente, del XIX secolo d.C. La scultura corredata da una cornice con busti di profilo e arnesi da lavoro compaiono sistematicamente i quattro evangelisti, quattro busti di ebrei e strumenti corrispondenti a conei e tenaglie oltrechè martelli e lime. Tutto questo inverosimilmente lascia ipotizzare che venne commissionata dalla minoranza semita, posseri di botteghe e banchi di pegno, durante la persecuzione di Carlo d’Angiò verso la fine del ‘400. Originariamente dipinta (ved. Part.) la scultura rappresenta l’introduzione del Rinascimento a Naro subentrando alla leggermente anteriore Madonna della Catena della Chiesa Madre (XV secolo d.C. ) e che precede il pieno Rinascimento che si avrà nelle due pitture presenti in Sant’Agostino del XVII secolo d.C.        .


La chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, di origine paleocristiana e bizantina, con tre navate, un abside e una copertura architravata, è stata ristrutturata in epoca romanica  e in seguito nel XIX secolo con pezzi di reimpiego medievali. La ristrutturazione ottocentesca ha coinvolto un affresco del XIII secolo, copia da originale bizantina i quali molti esempi si esempi si possono trovare nella città veneta di Classe. Un capitello nella navata est, datato al XIII secolo, dimostra sia il reimpiego di questo nella ristrutturazione sia la seconda vita romanica o gotico-normanna dell’edificio. E’ comunque da escludere che sia stata una moschea araba. In loco si possono vedere un sito di inumazione probabilmente facente parte di un monastero più esteso facendo capo alla chiesa.

 

Francesco Rotondo