Naro, culla del Rinascimento agrigentino, in frenetico lavorio già dal 1400 (Vd Chiesa Madre. Madonna della Catena ) dove sorgono e si emancipano i primi germogli di rinascenze – un po’ più arcaica e medievale è la Madonna con il bambino oggi a Santa Caterina d’Alessandria, nel XVI e in modo particolare nel XVII secolo d. C. si sviluppa con una serie di acquisizioni e opere pubbliche inaugurando quello che sarà ricordato come il periodo più fertile della città. Oltre la pietà del Vanella, di cui abbiamo discusso in questo giornale, tre opere rappresentano il culmine di questo periodo. In modo del tutto inaspettato, per vedere la magnificenza e la munificenza, del Rinascimento narese non si deve andare a San Francesco o al SS Salvatore ma nella Chiesa di P.zza Padre Favara: la chiesa di Sant’Agostino. Due pitture fiamminghe ( vd. imm.) databili al XVII secolo d. C. – oltre
che diverse molto semplici tombe funerarie – hanno il privilegio di rappresentare realmente e vigorosamente quel periodo. Di altissimo livello, permangono perplessità se siano state donate in seguito al completamento della fine del XVIII secolo d. C. o erano già presenti durante la seconda fase della Chiesa. L’una rappresenta “le fanciulle che attingono al pozzo” un mito tanto cristiano quanto classicamente greco. La natura dell’altra è difficilmente decifrabile dato lo stato di degrado delle opere. Altra opera bellissima e importante dello stesso periodo è l’Ecce Homo ( vd. Imm ) della Chiesa di San Calogero. Dal gusto di Bernini e dal respiro internazionale, l’Ecce Homo è di marmo policromo, marrone e nero, e di maestranze trapanesi. La tensione nei muscoli, l’atto pietoso, le ferite sanguigne fanno di questa scultura un raro esempio della forza rappresentativa che hanno assunto le botteghe siciliane del XVII secolo d .C. Per le opere pubbliche un solco viene identificato nel famoso terremoto della Val di Noto che distrusse nel 1698 le chiese e i conventi oltre a diverse abitazioni private. La chiesa e il Convento di San Francesco sono il tipico esempio. Costruita nei primi del XVI secolo dal padre priore Melchiorre Milazzo con elementi decorativi aurei nelle pareti e i quattro santi francescani sulla cupola di Domenico Provenzani. Della facciata rimangono le facce grottesche conservate in modo sicuramente filantropico durante la ricostruzione dei primi del XVIII secolo durante il Tardo Barocco. Analogo discorso per la chiesa e monastero del Ss Salvatore ma dei risultati esteti superiori e colonne scanalate a spirale leggermente sporgenti dalla facciata. Ad onor del vero il Tardo Barocco e i primi segnali della terza fase Neoclassica si mescolano in un intensità e in una bellezza abbaglianti. Anche il Castello Federiciano del XII secolo nel XVI trova la ristrutturazione con la famiglia Chiaramonte dal quale prenderà il nome. Le bifore nella parte nord-nord-est insieme alla torre quadrata portano i segni e gli stemmi di questa famiglia. Di maestranze palermitane (Vd. Palazzo Steri, ex Palazzo dell’Inquisizione ) il restauro della facciata del Vecchio Duomo con particolare sollecitazione per il passato islamico della Chiesa Madre. Tra le ulteriori opere di rilievo una pittura rappresentante
della Sacra Famiglia tardo manieristica e vicina a Gian Battista Tiepolo quindi di maestranze venete e, sempre nella medesima chiesa, una Madonna del Loreto del Seicento di autore ignoto. Paradossalmente mentre l’Europa e la Sicilia dopo la fine della guerra dei Trent’anni entrava in crisi – Rivolta di Palermo nel 1647, Rivolta di Messina del 1674 – sociale ed economica, Naro rifioriva come un cantiere a cielo aperto di menti e di edifici. E’ un fatto stupefacente anche considerando il fatto che la “linpieza de sangre” spagnola insieme all’inquisizione aveva rifocillato le campagne di banditi e malfattori arabi a cui lo Stato aveva tolto tutto e che si erano uniti uccidendo, depradando e saccheggiando con l’unico motivo di riprendersi le proprie proprietà. Gli spagnoli non amministravano i territori né giuridicamente né con gendarmi quindi era dovere delle autorità locali svolgere un ruolo chiave nello sviluppo del paese. A posteri possiamo dire che il Rinascimento a Naro è culla. Tanto si è discussa una camera dei signori e in Sicilia è l’unica regione in Italia i cui, anche sotto mentite spoglie, quell’organo di Stato – istituito in Inghilterra nel 1600 – esisteva fin d’allora anche in Sicilia. La struttura Spagnola era burocratica e si esprimeva tramite tasse tasse e balzelli. Ancora una volta dopo il terremoto della Val di Noto Naro sembrava in profonda crisi ma seppe rialzarsi prontamente e con nuova linfa. In questa situazione narase di emergenza demografica e sanitaria dovremmo prendere esempio da questo nostro passato. La storia insegna ma non ha scolari.













