Non c’è franchising più frammentario e simpatico dei film di John Wick dell’ultimo decennio. Il primo film, John Wick del 2014, era stato un fortunato prodotto a basso budget che andò davvero bene in sala, ma che fece la fortuna dei produttori quando venne rilasciato in versione home video e streaming. Con il secondo e soprattutto il terzo capitolo, la saga d John Wick ha aumentato il tasso di azione, rendendolo di fatto un altro tipo di film, rispetto al pilota, ma con buona sorte e successo immediato. Certo, il merito è da condividere con un cast azzeccato e con attori del calibro di Halle Berry, Laurence Fishburne e la stessa Angelica Huston. Sono passati quattro anni e la saga di John Wick è tornata, con un hype che ai tempi del primo capitolo sarebbe stato del tutto immotivato. In effetti c’è da dire che sia per via del regista, sia per Keanu Reeves stesso, non c’era grande aspettativa, quando questa saga è stata creata.
Con John Wick: Chapter 4, la serie raggiunge il suo apice e ti dà esattamente ciò che desideri: più azione, più acrobazie che sfidano la morte, luoghi più esotici, più omicidi che infrangono le regole della biologia e della fisica. Questo è il principale piacere di Wick numero quattro e il suo difetto fatale. A 169 minuti, alla fine esaurisce la sua accoglienza, anche se impressiona ancora con alcune delle migliori coreografie d’azione che Hollywood possa produrre.
John Wick: la trama del capitolo 4 non si discosta troppo dai suoi predecessori: John viene coinvolto nel losco High Table, il Bowery King (Laurence Fishburne, simpatico come sempre) lo aiuta e molti cattivi vengono massacrati modi molto creativi. Questa volta, John si scontra con il Marchese Vincent de Gramont (Bill Skarsgård, che è un ottimo cattivo dandy), un membro di alto rango della Tavola Alta che vuole John morto.
Braccato ancora una volta, John cerca rifugio all’Osaka Continental, dove il suo vecchio amico Shimazu Koji (Hiroyuki Sanada) e la figlia Akira (la cantante Rina Sawayama, brava ma sottoutilizzata) nascondono John prima dell’inevitabile scontro tra l’esercito di Koji e lo scagnozzo di Gramont. Durante questa battaglia, John incontra due nuovi personaggi: Mr. Nobody (Shamier Anderson, opportunamente misterioso), un cacciatore di taglie la cui unica fedeltà è a chi ha più soldi; e Caine (Donnie Yen, una buona aggiunta alla serie), un altro vecchio amico di Wick che ora lavora per Gramont.
Dopo essere fuggito da Osaka, Wick incontra Winston Scott, che abbiamo visto l’ultima volta sparare a John da un tetto di New York nel capitolo 3. Scott suggerisce che l’unico modo per sconfiggere Gramont è giocare secondo le regole del tavolo alto. In altre parole, deve sfidare Gramont a duello e chi vince vive. Affinché questo duello abbia luogo, John deve diventare di nuovo un membro di una famiglia criminale, recarsi a Berlino e sparare, accoltellare e schiantarsi contro innumerevoli orde di cattivi attraverso i famosi monumenti di Parigi come l’Arco di Trionfo e la Basilica del Sacro Cuore di Montmartre.
La trama è semplice, e questa è una buona cosa per un terzo sequel in un franchise come questo. Fatta eccezione per una scena con l’Anziano all’inizio che lega un filo conduttore della trama del film precedente, John Wick: il capitolo 4 è abbastanza autonomo e coerente, qualcosa che manca nel panorama cinematografico odierno di universi cinematografici inutilmente complicati, multiversi, e reebot travestiti goffamente da sequel.
Il più grande punto di forza (o il principale punto debole, a seconda dei casi) del capitolo 4 sono le sue scene d’azione, che sono tra le più complesse e intricate che siano mai state girate su un film. Tuttavia qui troviamo un’eleganza formale e visiva che rasenta il livello di opere leggendarie come Terminator 2: il giorno del giudizio e Mad Max: Fury Road. In più c’è un aspetto che con questo quarto capitolo emerge in maniera preponderante. John Wick 4 è un film strettamente legato al mondo dei videogiochi, vero punto di forza e nodo gordiano di questa saga. Inutile dire che nell’anno di uscita di un best seller come Super Mario Bros, di Avatar La via dell’acqua e della Fase Cinque del Marvel Cinematic Universe, il corto circuito mediatico tra film che influenzano i giochi e viceversa, c’è a dir poco l’imbarazzo della scelta.
Non si tratta quindi della solita questione tie-in come potrebbe essere per Barbie e per tanti altri blockbuster e franchise di turno. Qui lo scambio avviene in maniera funzionale e strutturale, sia a livello tecnico che per quanto riguarda lo storytelling vero e proprio. Ciò che avviene tra un medium come il cinema e un gioco è oggi un processo costante, dove le due industrie si influenzano e si contaminano senza soluzione di continuità. Ora, finché questo piace al pubblico e agli spettatori, non crediamo ci sarà un limite a questa ibridazione e contaminazione virtuosa e virtuale. Del resto lo stesso è già avvenuto in questi anni anche per un fenomeno come con il gambling digitale, in cui sono state riprese tematiche legate al mondo cinematografico per la creazione di videogames, a partire da quelli per console come nel caso di Hitman e Resident Evil, oppure con le nicchie come nel caso deigiochi del casino online di Betway solo per fare un esempio, un ambito che come molti altri é stato toccato dal mondo del cinema.


















