bufardeciPALERMO – “Nessuno ha sottovalutato l’impatto della crisi economica sul tessuto imprenditoriale siciliano. Credo che le dichiarazioni del presidente regionale di Confcommercio Pietro Agen siano da catalogare almeno come ingenerose e comunque fuori tempo massimo” Lo dice Titti Bufardeci, assessore regionale alla cooperazione e al commercio.
“Abbiamo scardinato i santuari della cattiva sanità e stiamo portando a regime il riordino della pubblica amministrazione. E non ci fermiamo. Affronteremo le altre sfide necessarie, partendo da tutti gli aspetti connessi al ciclo dei rifiuti, per far sì che il processo riformatore vada avanti, con quel coraggio necessario, in una terra meravigliosa quanto difficile e complessa come la Sicilia, per erodere le incrostazioni storiche. Per quel che riguarda gli interventi di programmazione, proprio nel settore del commercio, ma più in generale per tutto il sistema delle imprese – continua – sono state attivate le misure previste dalla programmazione comunitaria. Già approvate dall’Ars e ora al vaglio della Corte dei conti, le direttive che ci consentiranno di emanare i bandi entro brevissimo tempo, liberano risorse per oltre 250 milioni di euro. Si tratta del 70 per cento delle somme che l’intero ciclo di programmazione comunitaria mette a disposizione su 7 delle 10 linee di intervento per il settore commercio,cooperazione e artigianato. Grazie ai meccanismi di cofinanziamento, i contributi per le imprese e agli artigiani siciliani potranno generare un investimento complessivo sul territorio stimato in oltre mezzo miliardo di euro”.
“Siamo pronti in ogni istante a fare autocritica, virtù non sempre riscontrabile nei nostri interlocutori. Se vogliamo affrontare con serietà il tema della crisi del commercio, dobbiamo dire le cose come stanno. In questi anni c’è stata una eccessiva apertura al mondo della grande distribuzione, con un conseguente feedback negativo sulle attività commerciali di vicinato, che insieme alle piccole e medie imprese costituiscono il tessuto connettivale della nostra economia. In linea di principio nessuno è contrario all’evoluzione portata dai sistemi distributivi complessi. Ma in Sicilia s’è esagerato, rischiando di uccidere i negozi di vicinato. C’è stata troppa benevolenza a favore della grande distribuzione, senza dimenticare che troppe volte le celebrazioni per l’apertura di nuovi esercizi pubblici sono drammaticamente tracimate dalle pagine di economia a quelle di cronaca giudiziaria”.

Piero Messina