martello-due1Rimangono in carcere i due giovani licatesi arrestati alla fine dello scorso mese di febbraio dai carabinieri. Il Tribunale della Libertà di Palermo ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Andrea Sanfilippo e Ignazio Callea, entrambi 26enni. I giudici del riesame non hanno acconsentito neanche ad una misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari, perché sarebbe troppo forte il pericolo di fuga. L’unica strada che rimane da percorrere adesso ai legali dei due licatesi è il ricorso in Cassazione.

 


 Ma su questa ipotesi gli avvocati non hanno ancora deciso. Rimane dunque ancora fresco il quadro accusatorio tratteggiato dalla procura. Le indagini dei carabinieri ricaddero sui due giovani la notte stessa in cui fu incendiata una Fiat Uno in via Gioberti. Era il 30 agosto. Per il fumo sprigionato da quel rogo fu ricoverata la madre del proprietario della vettura, rimasta imprigionata nella sua abitazione, per l’ingresso occluso dall’auto in fiamme. Nell’ospedale San Giacomo d’Altopasso si ritrovò anche il nipote dell’anziana degente, Andrea Sanfilippo, non per assistere la nonna, ma perché sul suo corpo e su quello del suo amico Callea c’erano delle leggere ustioni da medicare. Il collegamento tra i due casi non fu così arduo, e così, i carabinieri, raccolti ulteriori elementi di prova, ottennero dal pm, 6 mesi dopo, il via libera per la notifica delle due ordinanze di custodia cautelare in carcere. Durante questo lasso di tempo però, le condizioni di salute dell’81enne intossicata, Alessandra Di Simone, si sono aggravate al punto che, dopo vari ricoveri e dimissioni da un ospedale all’altro della provincia di Agrigento, la licatese è deceduta. Per Sanfilippo così l’accusa si è trasmutata in omicidio colposo. Alla base di quell’attentato incendiario, che poi si rivelerà tragico, secondo gli inquirenti c’erano degli screzi familiari, di natura economica, tra il giovane indagato e lo zio che abitava con la madre, e di lei amministrava il patrimonio.