I numerosi omicidi e tentati omicidi degli ultimi giorni, da Crema a Bergamo e Cuneo, per citarne alcuni, stanno purtroppo confermando le ricerche realizzate sulla popolazione romana dall’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia in particolare dai dipartimenti Osservatorio Nazionale Stalking e Osservatorio Sicurezza, quest’ultimo patrocinato dalla Commissione Sicurezza del Comune di Roma.

Il campione clinico e di studio è di circa 1500 persone: dati su http://www.osservatoriosicurezza.it/2011/06/23/sei-mesi-di-attivita-dellosservatorio-sicurezza/.


Il nuovo spot riassume il protocollo integrato preventivo riparativo applicato dagli esperti volontari dal 2005. Il protocollo, che funziona nel 70% dei casi, in estrema sintesi prevede incontri individuali e di coppia nel momento in cui si sta pensando di separarsi o di mettere al mondo un figlio, due momenti altamente stressogeni che possono far perdere il controllo degli impulsi.

Il modello d’intervento dell’ Osservatorio Sicurezza sulle coppie e famiglie in crisi applica  un protocollo preventivo – ripartivo, con presa in carico preventiva. Il protocollo  è caratterizzato dal ricorso a strumenti che promuovono la riparazione degli “effetti perversi” della relazione conflittuale come la cessazione della comunicazione, forme di aggressività e violenza. Il paradigma preventivo – riparativo, con la sostanziale restituzione alle parti del potere di generare una rappresentazione della realtà del conflitto aderente alla percezione delle stesse, permette la rielaborazione tra le parti degli aspetti affettivo-relazionali e materiali del conflitto. Il  conflitto non viene affrontato in una prospettiva di patologia e di relativa cura, la prospettiva è invece quella del “prendersi cura” del conflitto. La partecipazione della vittima offre la reale opportunità di riacquistare un elemento di controllo sulla propria vita, sul proprio senso di sicurezza e sulle proprie emozioni. Il modello, che si pone a favore delle vittime per offrire una riparazione concreta del danno derivante da un reato, ricerca modelli sanzionatori alternativi a quelli propriamente afflittivi, tenta di promuovere la rieducazione del reo ed allo stesso tempo funge da contenitore di sentimenti di vendetta personali. Il modello riparativo offre al reo una reale possibilità di reintegrarsi nella comunità: la valenza rieducativa e responsabilizzante dell’attività di riparazione può alleviare il senso di colpa o di ansia che altrimenti potrebbero condurre alla commissione di un nuovo reato.
Il protocollo permette un reale riconoscimento della vittima che può quindi sentirsi dalla parte della ragione e riguadagnare il controllo sulla propria vita e sulle proprie emozioni, superando gradualmente i sentimenti di vendetta, rancore ma anche di sfiducia verso l’autorità che avrebbe dovuto tutelarla. La  premessa dell’acquisizione, da parte del reo, della consapevolezza dei contenuti lesivi della propria condotta è costituito dal riconoscimento della vittima che cessa di apparire come un oggetto impersonale per attuarsi a pieno titolo come persona, con il suo vissuto di sofferenza, di insicurezza, di umiliazione. La caratteristica principale  del protocollo è la possibile apertura all’incontro e al dialogo tra la vittima e l’autore di reato.
Numero nazionale osservatorio sicurezza: 0644246573 ore 10/19 o info@osservatoriosicurezza.it