Non ha pace l’Assemblea regionale siciliana. Più che per le riforme o per il “ribaltone” che ha stravolto gli equilibri parlamentari, quella attuale rischia di passare alla storia come la ‘legislatura delle manette’. Neanche il tempo per reintegrare il deputato Riccardo Minardo (Mpa), tornato pochi giorni fa al suo posto dopo l’arresto per truffa, ecco che l’Ars si ritrova a gestire i casi di Fabio Mancuso e Roberto Corona, i due deputati del Pdl arrestati oggi nell’ambito di una indagine su truffe finanziarie e immobiliari coordinata dalla Procura di Roma.

Dall’inizio di questa XV legislatura sono 27 su 90 i parlamentari finiti in guai giudiziari. La carrellata di reati è varia: concorso in associazione mafiosa, peculato, truffa, abuso d’ufficio, falso in bilancio, voto di scambio, concussione, bancarotta, associazione a delinquere finalizzata alla gestione di appalti, fino ad accuse minori come inquinamento acustico e simulazione di reato. Solo Fausto Fagone (Pid), accusato di mafia, ha lasciato il suo posto all’Ars.


Fra i casi che hanno fatto più scalpore ci sono quelli di Gaspare Vitrano del Pd e di Cateno De Luca di Sicilia Vera: il primo arrestato per tangenti nel fotovoltaico è stato reintegrato dopo la scarcerazione ma avendo il divieto di dimora in Sicilia, svolge le sue funzioni parlamentari senza poter mettere piede a Palazzo dei Normanni; il secondo, arrestato per abuso d’ufficio e concussione, anche se reintegrato dopo la revoca dei domiciliari finora non ha preso parte all’attività dell’Assemblea.

Manette e indagini sono stati trasversali e stanno condizionando, inevitabilmente, l’agenda politica regionale. Il caso più emblematico, in questo senso, riguarda il governatore Raffaele Lombardo, coinvolto nell’inchiesta Iblis della Procura di Catania. Per mesi la sua vicenda ha tenuto banco: le voci di un suo arresto fecero traballare il governo. Ma alla fine la sua posizione è stata derubricata: da concorso in associazione mafiosa a reato elettorale.

All’Assemblea regionale siciliana si sono distinti per stili politici opposti: Fabio Mancuso, catanese, battagliero e sempre pronto a prendere la parola durante le sedute; l’altro, Roberto Corona, di San Marco D’Alunzio (Messina), più schivo e defilato, pochi i suoi interventi in aula ma mirati. Entrambi deputati del Pdl sono coinvolti nell’inchiesta della Procura di Roma che indaga su frodi fiscali e immobiliari e che nei loro confronti ha disposto l’arresto.

Proprio ieri sera, nel suo ultimo intervento d’aula, Fabio Mancuso, che è presidente della commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, ha difeso il disegno di legge sull’edilizia sociale di cui è anche relatore, dalle critiche del Pd che temeva il rischio di una deregulation in materia urbanistica. Veterano del parlamento regionale, essendo alla terza legislatura, Mancuso è maresciallo della Guardia di finanza: sono stati proprio suoi colleghi della fiamme gialle a notificargli il provvedimento di arresti domiciliari. Ex Udc, è un uomo di punta del Pdl siciliano, sempre in prima linea nelle trattative parlamentari e politiche all’Ars. Spesso polemico nei suoi interventi, il deputato è stato tra i più accaniti contro il governatore Raffaele Lombardo accusato di “ribaltone” dopo aver mollato il Pdl, che ne aveva sostenuto la candidatura alle regionali. Nel suo programma elettorale in occasione delle regionali del 2001 quando era candidato nell’Udc di Totò Cuffaro, scriveva di volere perseguire “tutte le azioni di controllo per la trasparenza e la legalità degli atti amministrativi”.

Roberto Corona, invece, la sua carriera politica se l’è costruita soprattutto fuori dal Palazzo. Tra gli anni Ottanta e Novanta è stato segretario provinciale della Dc a Messina, attualmente è coordinatore provinciale del Pdl. Tra le tante cariche che ricopre in enti e società spicca il ruolo di primo piano nella Confcommercio messinese, dove è cresciuto a fianco dell’ex presidente Sergio Billè. Corona è infatti direttore della Ascom service, la società di servizi finita proprio al centro dell’inchiesta della Procura di Roma che per lui ha disposto il carcere. Alla riservatezza manifestata a Palazzo dei Normanni (è alla sua prima legislatura) fa da contraltare il fiume di informazioni personali che il deputato ha caricato nel suo sito internet: c’è persino il codice fiscale, la professione della moglie e il modello unico del 2010 da cui risulta che Corona ha un reddito imponibile di circa 330 mila euro.