“Le sue proprietà sono il materno: la magica autorità del femminile, la saggezza e l’elevatezza spirituale che trascende i limiti dell’intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l’istinto e l’impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l’abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l’ineluttabile”
Un piccolo esempio è riscontrabile nel mito demetriaco  pervenutoci nel VI secolo a.C. Secondo la tradizione la figlia di Demetra, Kore ” fanciulla” viene rapita da Hades, divinità connessa al mondo sotterraneo, invisibile, mortuario ; la presa di coscienza del rapimento provoca l’abbandono della dea della dimora divini alla ricerca della prole rendendo sterile la terra. L’intervento di Zeus convince la dea a restituire alla terra saltuariamente la sua floridità concedendole la figlia per una forbice ciclica di tempo che verrà a coincidere – simbolicamente – con l’alternarsi  delle vegetazioni e, quindi, delle stagioni. Intrinsecamente le due figure hanno un nesso intimo primordiale che le collega, una dualità della stessa rappresentazione religiosa:
“Questo è il caso della grande dea che poteva avere anche il nome Hekate. Nel suo aspetto “Persefone” essa risale all’idea greca della non esistenza, nel suo aspetto “Demeter” essa è la forma ellenica dell’idea di madre di tutti gli esseri. Chi fosse portato a considerare le divinità greche sotto forme pure, dovrebbe in questo caso tenersi una dualità di dee fondamentalmente differenti. “Dovrebbe tuttavia comprendere che l’idea religiosa greca della non esistenza è, in pari tempo, un aspetto-radice dell’esistenza”
Esistenza e non esistenza, nascita e morte rispecchiano un antonomia che è racchiusa nell’archetipo della madre e che intrinseco nella dea promo genia.  Nei Goldi, minoranza cinese del basso Amur, un racconto di uno sciamano si articola nel seguente modo:
“Un giorno stavo a dormire nel mio letto di pena quando uno spirito mi si avvicinò. Era una donna bellissima, molto esile, più alta di mezzo arshin (71 cm). Nel viso e nelle vesti rassomigliava del tutto a una delle nostre golde. I capelli gli cadevano sulle spalle con piccole trecce nere. Vi sono sciamani che dicono di aver avuta la visione di una donna il cui viso è metà nero e metà rosso. Essa mi disse: “Sono l’ayami dei tuoi antenati, gli sciamani. Io ho insegnato loro l’arte sciamanica; ed ora quest’arte insegnerò a te. I vecchi sciamani sono morti l’uno dopo l’altro e non c’è più nessuno che si occupi dei malati. Tu diverrai sciamano! […] Ti amo. Sarai mio marito, perché ora non ne ho, e io tua moglie. Ti darò degli spiriti che ti aiuteranno nell’arte di guarire; t’insegnerò quest’arte e io stessa ti assisterò. La gente ci porterà il cibo – volendogli resistere ella allora esclamò –  Se non mi obbedisci tanto peggio per te. Io ti ucciderò.”
Come possiamo costatare anche in contesto sciamanico nel pieno solco della cornice iniziatica si inserisce una donna. Tale figura simbolizza la morte come la nascita del nuovo sciamano. La bellezza della fanciulla le attribuisce caratteristiche afrodisiache come d’altronde nella figura di Persefone. La caratteristica colorazione del viso – metà nero e metà rosso – rimandano all’oscuro, agli inferi, al mondo dei morti.
I  Thesmophorion: i rituali delle Stenie, il 9 del mese di Panepsione ( circa il 23 di Ottobre ) davano inizio al periodo sacro che poi entravano nel crepuscolo rituale degli ultimi tre giorni. Tralasciando la descrizione integrale del rito, per la quale rimando a Mysteria di Enzo Lippolis, prendo in analisi alcuni passaggi che prevedono il dono alla dea di dolci di sesamo e miele di forma fallica che, in alcune occasioni, venivano portati in processione. Fondamentale risulta, inoltre, enunciare quella che era la funzione centrale o l’ostensione degli hierà ( oggetti sacri) alle partecipanti. Il magarizein: esposizione dentro vani sotterrei (adyta) di porcellini sacrificali (Chasmata o megara) costituisce l’ossatura principale del rito. Solo dopo che questi venivano parzialmente consumati dai serpenti si scendeva – facendo rumore per intimorire gli spiriti sotterranei – a raccogliere le carcasse parzialmente putrefatte per poi porli in altari e spargerli come sementi. Un sistema cerimoniale comunque complesso dove si associano più fasi fra cui un’orgia rituale. Il simbolismo porcellini ci conducono al mitologema indonesiano di Rabie, la fanciulla – luna. Tuvale, l’uomo-sole, chiese in sposa la fanciulla ai suoi genitori che non acconsentirono. Questi posero una scrofa sul letto nuziale in luogo della figlia. Qualche giorno dopo Rabie uscì e sostando pose il piede sulle radici di un albero.
“Mentre essa stava lì la radice cominciò a sprofondare lentamente nella terra e Rabie si sprofondò con essa. Per quanti sforzi ella facesse, non potè risalire dalla terra e anzi scese sempre più in basso. Gridò all’aiuto e gli abitanti del villaggio accorsero. Essi cercavano di trarre fuori Rabie dalla terra, ma più sforzi facevano più Rabie si sprofondava in basso. Quando essa era già nella terra fino al collo disse alla madre: “ è Tavale che mi porta via”. Uccidete un maiale e celebrate la festa, perché ora io muoio. Quando dopo tre la sera guardate tutti al cielo, perché li apparirò in forma di luce..” I genitori e gli abitanti del villaggio tornarono a casa e ammazzarono un maiale. Celebrarono una festa funebre per Tabie, che durò tre giorni, e al terzo giorno guardarono tutti il cielo. Fu allora la prima volta che in Oriente sorse la luna..”
Il carattere lunare nel sua connessione con la morte e la fecondità o rinascita e la trinità simbolica che stà alla base della figura di Demeter – Persefone. Ma in altra analisi, osservazioni utili a determinate connessioni sono riferibili ai serpenti che prima di essere identificati come “demoni” sotterranei avevano un carattere domestico – almeno per il periodo miceneo. In Nm 21,9 questa figura trova la sua connotazione sinottica:
” Mosè fece un serpente di rame, lo mise sopra un asta di legno. Quando un serpente mordeva qualcuno se questi fissava con attenzione il serpente di rame restava in vita”
Tale ermeneutica simbolica riscontreremo pedissequamente nella figura del Cristo che viene a sostituirsi al serpente sia nella sua forma domestica, sia con riferimento all’ottemperanza cosmica della rottura primordiale
“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo perchè chiunque crede in lui abbia la vita eterna” ed ancora ” fisseranno lo sguardo su colui che hanno trafitto”
Rendiamo un’altro accenno, seppur breve, ad un elemento – quello della casa – su cui ho già detto in merito all’analisi della formazione templare greca e latina. L’Imago domestico rappresenta un nodo fondamentale per svariate culture: gli indiani costituiscono strutturalmente un pilastro portante dell’abitazione a cui danno valore cultuale; il Tao, in Cina, attraversa il cerchio delle ventotto case celesti e forgia il principio di tutte le cose. L’ambiente diviene simbolo astrattivo dell’infinito, cosmico, al cui centro si pone un fattore cardine al quale si può prestare culto. è caratteristico di quello che Mircea Eliade definisce “simbolismo del centro” dove l’astrazione viene reintrodotta ad un tassello univoco. Altre tipologie cultuali relative ad analogo contesto sono riscontrabili nella Spagna preromana dove si evidenziano archeologicamente sacrifici rituali negl’assi portanti delle abitazioni. La prassi metodica permarrà fin nel Medioevo come testimonia la descrizione della benedizione della prima pietra nella fabbrica di Santa Maria in Fiore  e del  Campanile fiorentino. A tracciare la seconda linea che ci conduce, inevitabilmente, ad un’altra figura: quella dell’eroe, che avrà fruizione di apoteosi politica, enunciamo  il simbolismo dei porcellini che è collegato alle vicende di Eubuleo, eroe che cadde con i suoi maialini nella fossa aperta da Hades durante il ratto di Proserpina o Kore. Inoltre, nella tradizione ateniese la stessa Atena si appropia delle prerogative demetriche essendo oltre che Parthenos ” Vergine” altresì indicata come Meter “Madre”. Secondo il racconto di Apollodoro anche questa a  nesso con un eroe ecistico  autoctono: Eritteo. Questi “figlio della Terra feconda” ospita consuetamente e venera Atena che nell’Odissea si reca nel suo palazzo dopo essere apparsa ad Ulisse nell’isola dei Feaci.  L’archeologia tace, muta, ma risulta probabile la presenza nell’acropoli ateniese di un palazzo nel periodo della Dark Age. Secondo il racconto la nascita dalla terra di questo re-eroe deriva dallo sfrenato desiderio di Efesto che aggredisce Atena. Durante la contesa lo sperma del Dio fabbro finisce sulla coscia della Dea che si pulisce con un bocciolo lanciandolo per terra. Proprio dalla Terra ( Gea ) nasce Eritteo bimbo-serpente che viene posto da Atena dentro una cesta e affidato alle figlie di Cecrope. Diventato adulto Erittonio scaccia il terzo re di Atene – Anfizione – succedendogli sul trono. Ovviamente in questo senso è bene prendere visione della Magna Grecia e la Sicilia dove vigevano  impianti ecistici autonomi e del tutto autosufficienti che diventano partner paritetici delle città greche di origine; ne assorbono, riformulando e veicolando, culti, idee, strutture urbanistiche e architettoniche. Quello che interessa prendere in esame sono i santuari extra moenia posti al di fuori del nucleo cittadino: nella chora; qui il controllo aristocratico era assoluto, ne controllavano i mezzi di produzione e ne fruivano delle ricchezze. Negli anni 40 Arias rintraccia in contrada Caruso nella locride un luogo di culto rupestre in una grotta nelle immediate adiacenze di un vallone poco all’esterno della città. Costituito da un ninfeo, questo, era servito da una canalizzazione di acqua dove era posto un altare. I ritrovamenti prevedettero alcune figurine di divinità sedute provenienti dal Persephoneion e che risultano attribuibili a divinità ancestrali. probabilmente fluviali. Nel V secolo i piccoli rilievi in terracotta presentano in numero di tre teste femminili, qualificabili come tre ninfe, nella cui parte inferiore poteva essere rappresentato a rilievo Acheloos – cosa che seguirebbe il solco di un identificazione con divinità acquatiche. Testimonianza del rapporto con l’eroe Eurythmos si porge così il nesso tra la Natura cosmica e l’eroe. L’apogeo del culti – nell’utilizzo del sito – si ha tra il V e il III secolo a.C. a giudicare dai ritrovamenti dei Bothoi votivi, dagli ex voto per lo più rappresentanti figure femminili – molto probabilmente Persephone/ Aphrodite. Il ritrovamento subito a monte Caruso di strutture abitative con fornaci attesta la produzione in loco degli elementi fittili. Altre aree della locride hanno visto riemergere una coroplastica fittile attribuibile a divinità femminili. Testimonianza ne abbiamo in località Centocamere dove i resti archeologici mettono in evidenza ina stoà dedicata ad Aphrodite o in località Parapezza dove vi è un culto ctonio collegato a Demetra. Nella Sibarite, inoltre, a Francavilla Marittima, in località di Timpone Motta durante gli scavi del 1963 è emerso un santuario silvo-pastorale. Il sito cultuale è collocato su un’altura dominante la valle e il torrente Raganello. In una prima fase vi si trova un altare in terra protetto da una capanne in legno infissi al suolo. Parallelismi evidenti per questa prima fase si hanno in Sicilia: in contrada Tumazzu, nel territorio geloa, vi è un santurio “dove scaturiscono due sorgenti”nella conca del fiume Palma. Anche qui la struttura cultuale è caratterizzata da un altare in legni infissi al suolo con una piccola apertura subito sopra la porta d’accesso dalla quale  traspariva la luce solare. In Sicilia – come nel resto del mondo antico – la presenza di culti agresti ha evidenti tracce nel periodo protostorico con la venerazione degli dei Palici. Questi rappresentano la trasfigurazione della natura in senso simbolico-magico  ed assurgeranno, nel periodo greco, all’attribuzione propria della grecizzazione: a Persephone e/o Demetra. Gli dei Palici sono collegati, qui, anche alle acque sulfuree sgorganti dalle fonti: in una sublimazione della morfologia territoriale. In contrada Tumazzu, nell’attuale agrigentino, “furono rinvenute ossa di animale bruciate, pertinenti a vittime immolate, in particolari cinghiali e bovini”. Il materiale votivo prevede tre xoana: avvolte in un peplo, le statuette raffigurano solo divinità femminili; hanno caratteri di forte arcaismo con un sorriso appena accennato e viso ovale con capigliatura indistinta. Nella Sicilia centro meridionale, inoltre, le ricerche hanno posto in luce un santuario extra urbano a Bitilemi, anch’esso nella chora geloa. La sublimazione morfologico-topografica rimane identica ai due precedente, infatti, la collocazione è stimabile in un promontorio nei pressi del fiume Gela. Si tratta del più antico Tesmophorion della Sicilia greca. Lo scavo ha visto l’emergere di un attività antropica del sito relativa alla forbice temporale che và dalla metà del VII secolo fino al V secolo a.C.. Le modifiche maggiori si sono avute stratigraficamente nel VI secolo: in questo periodo viene creata una piattaforma in battuto di argilla dove si costruiscono sacelli che assumano man mano nel V secolo monumentalizzazione. Gli edifici erano costituiti in mattoni crudi con alzato che poggiava nel battuto d’argilla ,- su esposto – la distruzione avvenne probabilmente nel V secolo a causa di un incendio. Il santuario presenta due fasi edilizie riscontrabili: nella prima la costruzione si eleva nel battuto d’argilla ( edificio G1 e G2 eccenzion fatta per la sala interna all’estremità settentrionale) mentre successivamente si stende un letto di pietre dalle quali si ergono altri edifici ( sala 6×6 edificio G2 e edificio G3 ). L’edificio G1 è un sacello di forma quadrangolare, i muri costruiti interamente in calcare mentre la pavimentazione si riscontra in grandi blocchi del tutto simili a quelli presenti nell’acropoli di Gela o nel thesauros dei Geloi a Olimpia. L’edificio G2 di forma quadrangolare allungata costruito in blocchi e pietre grossolanamente squadrati – di questi permane solo la fondazione e parte della cerniera angolare. Nella parte settentrionale della lunga sala fu rinvenuto un nuovo vano di 6  x 6 m di caratteristiche analoghe al G3 termine ante quem che permette una sua datazione contemporanea o posteriore. Gli ex voto sono di tipo canonico raffiguranti donne sedute o stanti con il bambino fra le braccia o sulla spalla sinistra. Un gruppo di pesi per tessitura fittili, tronco piramidali con la scritta Theotimo  e un sileno con due otri di vino completano parzialmente il quadro votivo. Interessante in prospettiva della disanima una statuetta rinvenuta in loco di una divinità femminile con leone sulle ginocchia che pone in maniera sincretistica le figure di Demetra e Artemide. . La situazione morfologica del territorio ritorna come visto in maniera identica per i siti che abbiamo considerato, analogie cultuali abbiamo per la mesoamerica dove l’acqua ritorna ad avere valore simbolico. Considerazione sulla base inconscia di questa sublimazione pervengono da Jung che racconta il sogno che un mistico protestante fece:
“Si trovava sul versante di una montagna, sotto la quale giaceva una valle profonda che conteneva un lago oscuro. Egli sapeva, in sogno, che  qualche cosa lo aveva trattenuto dall’avvicinarsi al lago, ma quella volta decise di raggiungerlo. Mentre si avvicinava alla riva, l’atmosfera si fece buia e tetra e un soffio di vento guizzò dallo specchio dell’acqua. Allora, preso dal panico, egli si svegliò”
Che qui lo spirito aleggi nell’acqua è evidente costituendo una testimonianza unica di quanto l’inconscio rappresenti prerogative e visione arcaiche-primordiali.  Esempi molteplici ve ne sono nella Bibbia:
lo spirito di Dio aleggiava sulle acque
In un narrazione gnostica, inoltre, il figlio è mandato dai genitori a  cercare la perla che si è a staccata dalla corona del padre. Questa si trova nel fondo di un lago nella terra degli egizi, protetta da un drago. Giunto in questo luogo il giovane si abbandona agli appetiti carnali dimendicandosi quella sua missione dacché una missiva non lo riconduce alla via che aveva in dovere di compiere. Allora si mette in cammino e trovato il lago si tuffa nello specchio d’acqua sul cui fondo trova la perla che offrirà alla divinità. La montagna è, inoltre, simbolo cosmogonico. La sommità della montagna non va considerata dal punto di vista altimetrico ma in quando è anche l’ombelico della terra, il punto in cui ha inizio la creazione. Secondo la tradizione Mesopotamica l’uomo è stato creato nell’ombelico della terra, là dove si trova anche Dur-an-ki, il legame tra cielo e terra.
“Il Santissimo ha creato il mondo come un embrione. Proprio come l’embrione cresce a partire dall’ombelico, così Dio ha iniziato a creare il mondo dall’ombelico e di là esso si è espanso in tutte le direzioni”
Il paradiso si trovava secondo la tradizione siriana nella montagna più alta di tutte le altre. Questa proiezione del binomio associativo tra montagna e acqua è ricolmo di significati. Se già ci siamo espressi per la montagna in seguito daremo il significato simbolico dell’acqua. Per l’area Elima, intanto, interessante è il ritrovamento in Contrada Petraro, alle pendici nord occidentale dell’area d’Entella, di un deposito di carattere votivo. Tagliato da una serie di sepolture islamiche lo scarico si presenta associato ad un deposito in una fase successiva alla stipe; la conservazione è ottimale solo nell’area Ovest mentre per quella Est un dilavamento pone seri problemi interpretativi. Al piano del deposito le fossette presenti hanno una forte alterazione in senso carbonifero cosa che indicherebbe un focolare altresì usato per le attività cultuali. Le statuette più antiche, datate al VI – V secolo a.C., sono caratterizzate dal tipo di dea ieraticamente posta sul trono. Cronologie analoghe rende un’altro bothoi votivo con teste femminili. A partire del V secolo gli ex voto assumono forma stante con veste panneggiate con al seno un porcellino e una patera oppure con porcellino e fiaccola ( analoghe le stipi del tempio ctonio di Agrigento e del tempio di Demetra e kore a Siracusa ). In proposito anche nell’antica Akragas è attestato, dagli scavi di porta V, un Tesmophorion. Qui un pregnante valore assume questo rituale che si associa alla stessa prese di potere di un tiranno mitico: Falaride; oltretutto Pindaro definisce la città come sede di Persephone. Secondo E. De Miro il santuario sarebbe da vedere strutturato in più terrazzamenti a Est ed a Ovest della Porta V, da questo lato perimentralmente fino alle soglie del Tempio di Zeus. I tempietti arcaici presentano schema diffuso con un corpo centrale e due ambienti, l’uno laterale l’altro frontale con pronao contratto per l’edificio 1. Oltre ai frammenti ceramici ci sono iscrizioni che si riferiscono alla divinità ( “Sacro a Demetra” ) con elementi scultorei di piccola fatturas rappresentanti la dea agreste e la figlia. Interessante una figura con serpente che rimanda al mondo degli inferi e le associazioni con Zeus ed Eracle datati al V secolo a.C. Il santuario nel terrazzo ad Ovest era fruito per la venerazione di divinità ctonie e risulta essere frequantato fino alla metà del IV secolo a.C. In periodo Classico, parallela all’abbandono del tempio di Zeus, si costruisce una stoa ad L. Accanto a questa lungo la plateia d’ingresso alla Porta V si allineano, in numero di sette, ambienti quadrangolari contenenti pilastrini sacrati.  Il tempio dei Dioscuri e la Tholos presenti in Agrigento rimandano alla situazione romana. Sorvolando sulla situazione del foro per una disanima postulata in seguito e bene concepire come anche nel centro dell’impero non si abbia meno sensibilità verso l’astrazione bucolica. Il foro Boario è un area fluviale, punto di collegamento dei traffici commerciali dell’Etruria meridionale. Il tempio di Mater Matuta e Fortuna è legato indissolubilmente alla figura di Servio Tullio anche se il santurio sarà ricostruita già in epoca di Tarquinio il Superbo ed in seguito in età repubblicana da Furio Camillo e Fulvio Flacco. Gli scavi di S. Omobono hanno chiarito, di fatti, la storia strutturale e architettonica del sito in periodo arcaico dove si può cogliere una corrente grecizzante. Il frontone presenta moduli coroplastici scarsamente usati successivamente ( tra i pochi esempi il frontone scultoreo del tempio di Apollo Sosiano presso il teatro di Marcello ) e che hanno rimandi al mondo greco in particolare corinzio; l’iconografia prevede una gorgoneion con ai lati due leoni affrontati.  Scavi recentissimi, inoltre, datati 1988 – 1990 e 2000 – 2001, hanno solidificato il sospetto di una forte matrice agreste per il santuario metropolitano. Il saggio fatto nell’area meridionale del temenos ha messo in luce un grande bacino di coccio pesto alloggiato in un taglio praticato nella stratigrafia precedente, relativa alla ricostruzione fatta nel II secolo a.C. Il bacino di forma allungata in cementizio presenta un corpus di rinvenimenti associati di forte presenza grecizzante. I rinvenimenti votivi quali Patere e coroplastiche reffiguranti figure, maschili e femminili. offerenti  e divinit femminil quale Afrodite alata. Gli acroteri, in cattivo stato di conservazione, sono di difficile interpretazione se non si considerano i parallelismi in ambito etrusco-italico – acroteri del Museo di Berlino provenienti da Ceveteri raffiguranti Eos e Kephalos.L’identificazione comunemente accettata di Eracle ed Athena in una lettura analoga ai casi di Cerveteri riconduce al culto, largamente diffuso dell’Aurora. L’attestazione di questo culto lo ritroviamo nel santuario di Ishtar a Pyrgi dove un’iscrizione dedicatoria all’Aurora etrusca – Thesan – è stata ritrovata dagli scavatori. Una prima acquisizione è la presenza dell’eroe in contesti silvo-pastorali in un riemergere dell’engramma inconscio. Il rimando al santuario di Pyrgi anch’esso collegato alla figura di Servio Tullio  trasponendo il collegamento con Mater Matuta e Fortuna. Un ciclo rituale, analogo a quello sciamanico asiatico, concepiva la morte e la risurrezzione simbolica del re e della divinità. La lamina ritrovata a Pyrgi ci attesta questa funzione – religiosa:
“Alla signora Astarte questo sacello ha fatto e donato Tiberio Velianio re di Cere, nel mese di Zebah, come dono nel tempio e nella cella, perchè Astarte ha favorito il suo fedele, nel terzo anno del suo regno, nel mese di KRR, nel giorno della  sepoltura della divinità. E gli anni della statua della divinità siano tanti quanti ( sono ) gli astri”

Il rimando ai testi neo testamentari nella morte e risurrezione di Gesù in una strada che, secondo l’ortodossia trinitaria, lo inquadra come “il Cristo”, figlio di Dio unito al Padre e allo Spirito:


“…bisognava che il figlio dell’Uomo fosse consegnato in mano dei peccatori che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno…” il perché è presto detto “…quando fu a tavola prese il pane, disse la benedizione lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero…”
Si allude alla restaurazione dell’armonia primordiale, una nuova nascita, l’ottemperanza tramite il sacrificio alla rottura ancestrale,verso un nuovo Eden o per meglio dire l’engramma della Gerusalemme celeste ” ..e partirono senza indugio fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono gli Undici ( gli Apostoli )  e gli altri che erano con loro…”.  Nel termine, inoltre, “Figlio dell’Uomo” si cela una chiave di lettura unica per cui alla rottura dovuta all’uomo si rinsaldi tramite l’uomo. Si prospetta una nuova razionalizzazione del mondo circostante che passi per la pace o l’armonia cosmica  – ” Pace a voi!” – nel segno dell’insegnamento apostolico. I Vangeli quindi rimandano alla Genesi e all’Apocalisse, alla ricostituzione della quiete tra gli elementi Cielo-Terra-Uomo. Dopo l’ascesa al potere assoluto, con la battaglia di Azio, Ottaviano istaurerà gli aurea templa. è molto interessante cognitivamente notare come l’allusione al restauro dell’armonia ancestrale sia palase: il 17 a.C., consacrato dagli dei, il princeps avvia – con le formule di rito – i ludi del seculum aureum, una rediviva età dell’oro. L’apparato simbolico è evidente, il cercare di cogliere ed attuare la restaurazione dell’engramma archetipico attraverso una serie di azioni magiche è segno evidente della sensibilità antica all’argomento. Inoltre, riutilizzerà, anche a carattere simbolico, parti della regia per la costruzione del Tempio a suo padre divinizzato: il tempio del Divo Giulio ricalca l’immagine psichica dell’apoteosi ancestrale; è, dunque, il nesso, il segno delle proprietà semidivine del potere.

Francesco Rotondo