“Quando parliamo di libertà individuale e collettiva parliamo di antinomie di due astrazioni: difattì non vi è libertà collettiva se non vi è libertà individuale” così Benedetto Croce impostava la sua discussione esprimendo le basi del liberalismo moderno. A questa tesi si possono apporre mille obiezioni dacchè vediamo gli effetti della politica liberale in una crisi economica che prosegue nel dissanguamento dell’Italia. Ma veniamo hai fatti: l’Unione Europea sta varando un nuovo Trattato sulla stabilità per rendere permanente il piano di austerità che mira a tagliare salari, stipendi e pensioni, sconvolge il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevede addirittura – se necessario – la modifica delle Costituzioni locali. Con questo Accordo economico i governi devono attuare nelle politiche di bilancio le direttive del Consiglio europeo. Effetti di questo vero e proprio diktat si vedono nella questione della privatizzazione dell’acqua. Gli enti, sotto lo sguardo benevolo di Monti, ci riprovano ad impossersi degli impianti idrici mentre il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua scrive a senatori e senatrici denunciando l’ennesimo tentativo di cancellazione dell’esito dei referendum dello scorso 12 e 13 giugno. Diversi emendamenti presentati al decreto sulla liberalizzazione  – in commissione Industria, Commercio e Turismo – chiedono modifiche all’articolo 25, di fatto riproponendo l’obbligo di privatizzazione nella gestione del servizio idrico integrato eliminando l’esclusione del servizio idrico integrato dall’art. 4 del Decreto legge 13/08/2011 n. 138. Inoltre si cerca di escludere dal patto di stabilità le sole società “in house”, mantenendo invece sotto i vincoli sanciti da suddetto patto l’unica vera forma di gestione pubblica: quella tramite aziende speciali e consortili. Infatti le aziende speciali che gestiscono servizi di pubblica utilità vanno escluse dal Patto perché questo impedirebbe la realizzazione di investimenti atti a garantire l’accesso dei cittadini ai servizi essenziali. Libertà, dunque, diceva Croce ma questa barcolla sotto i colpi dell’economia globale e del liberismo senza freni. A repentaglio c’è la volontà di 26 Milioni di italiani che hanno detto no alla privatizzazione dei beni comuni. Un trattato del Fiscal Impact che pauperizza il cittadino dell’equilibrio naturale e dei diritti economici e sociali sanciti in altri format comunitari. Contro le direttive europee si schierano una moltitudine di associazioni e i sindacati pronti a scendere in piazza nella difesa dei diritti propri dell’uomo. La tendenza al liberismo sfocia inesorabilmente in una società consegnata ai mercati e alle banche; è una realtà fattuale oltre che imperante nell’idea politica europea. Asor Rosa in un articolo sul Manifesto denotava una spartizione dello scenario politico in due branche caratterizzate di chi acconsente ad una speculazione europeista sulla gestione nazionale e chi è contrario. Sembra esserci stato un bipolarismo politico che si incardina sulla discussione comunitaria che con l’insediamento del governo tecnico sia prevalsa nell’idea di seguire le imposizioni di Bruxelles. Una proposta alla sinistra si risolve nell’opporsi al liberismo così come la visione globale impone e mantenere saldi i principi di equità e diritto che adesso sono stralciati dal dovere di affrontare una crisi economica che attanaglia il sistema socio-economico italiano. Sembra assurdo, per risolvere il deficit finanziario, puntare sulla sorgente da cui è scaturito incremendandone la possibilità di potenziale devastazione economica. Oltretutto una economia debole come quella italiana deve per forza puntare sull’equilibrio economico, sulla equanimità nei confronti dei lavoratori dipendenti. Adeguare le direttive europee non può voler dire far deflagare l’economia nazionale attraverso misure che incidono  pesantemente sul ceto medio basso. Per questo auspico un esito referendario per l’adeguamento alle misure europee.

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2012N19402


Francesco Rotondo