Una città è la risultanza di un vasto agglomerato urbano che si compone di esseri umani i quali rispondono a requisiti che li collocano tra coloro che seguono il Bene e coloro che seguono il Male, intesi come norme dettate dalla convivenza più o meno felice per gli aderenti al patto di comunione voluta da coloro che addirittura ratificarono anche che cosa fossero le due norme succitate. Bene e Male sarebbero formulazioni astratte se l’uomo non desse loro la vita applicandoli nella realtà con la concretezza del quotidiano. Io, di certo, non sono così distratta da non distinguere questa dicotomia, Bene e Male, in continua lotta perche l’una non prevalga sull’altra in particolare perché il Male si concretizza nell’agire dell’uomo stesso. Homo homini lupus è stato detto ed è vero, l’uomo sa essere portatore di nefandezze che il lupo non osa attuare poiché mentre l’animale non è sostenuto dal ben dell’intelletto, l’uomo al contrario sì e ciò lo rende doppiamente colpevole poiché le sue azione sono frutto di meditazione e scelta libera. Forse la domanda che ci dovremmo porre è di natura sostanziale:”Può una minoranza malvagia imporre la sua nequizia su una maggioranza giusta e dignitosa?” Ho visto i cassonetti che rigurgitano del loro fetore e uccidono con i loro miasmi la vita che li circonda, ciò è male e naturalmente lo sdegno giusto perché contribuendo economicamente affinché le nostre strade siano pulite il risultato dovrebbe essere consono alla salubrità dei luoghi cittadini; si vedono persone in alterco per un parcheggio con toni di voce alterata, visi stravolti dall’ira degna di cani rabbiosi ciò è naturalmente male perché se ci si soffermasse a riflettere insieme senza prepotenza dell’anima il problema potrebbe , forse, risultare più banale di quanto non appaia; ugualmente se soltanto si considerasse il grave disagio che si arreca a coloro i quali portano un handicap e non hanno la fortuna riservata ai cosiddetti sani forse ci si penserebbe due volte prima di occupare un parcheggio così prezioso. A Canicattì queste cose accadono, lo so, ma è soltanto questa città che soffre di quanto descritto o trova compagnia in sorelle sparse sul suolo italiano? Un piccolo aneddoto occorsomi personalmente. Trovandomi al centro della città, parlo di Roma, davo la caccia ad un parcheggio( il classico ago nel pagliaio) per lasciare l’auto in sosta quando , da lontano vidi un posto libero e mi precipitai ma appena vicina mi accorsi che era riservato. Ritenni, come è doveroso che sia, di dovermi allontanare. Ebbene, mentre manovravo, giunse come una freccia un tizio che parcheggiò noncurante dell’avviso; alle mie rimostranze in difesa dell’anonimo bisognoso del posto, ricavai un ricco vocabolario di insulti. Non era canicattinese, era “maleducatese”. Potrei continuare ma in Canicattì, non è giusto vedere solo il Male, esiste tanta signorilità nelle persone che ti sorridono o in quegli uomini che non hanno nulla da invidiare ad un gentleman inglese offrendosi di portare un peso che ti grava fra le mani; questa è cavalleria forse d’altri tempi e ritenuta demodé ma come accarezza l’anima di una donna il sapere che ancora oggi è considerata tale. Si badi, non parlo di una élite di persone in quanto lo stesso stile si rivela anche nell’ortolano che ti offre un frutto da assaggiare; è vero per magnificare la sua merce urla ma siamo certi che anche altrove non avvengano gli stessi urli con un dialetto diverso?
Queste cose esistono a Canicattì ma penso che questa città sia sublimata da figli che l’hanno resa grande e degna di essere vissuta con tutto l’onore e il rispetto che merita; ho detto di Padre Gioacchino La Lomia ( così lo chiamava mia nonna e così, mi si conceda, lo chiamo anche io) e quanti ne potrei citare insieme a colui che ha segnato e continua a segnare il cuore di tutti noi, un giovane che male non faceva poiché egli non lo conosceva, a cui non venne dato il tempo di vivere poiché non fu concesso al Bene( ma questa è la solita illusione del Male che soccombe rimanendo tale nel tempo per opera del Bene) di condurlo ai traguardi della vita, un giovane il cui nome si dice ancora con un tremito nella voce, colpevole solo di perseguire la Giustizia e il rispetto della Legge, quella buona che non permette agli uomini senza Dio di perpetrare le loro scelleratezze: Rosario Livatino e subito un groppo ci stringe la gola per questa figura degna non di sterile elogio di circostanza ma di ricordo come della madre per il figlio che un vento di bufera decise un giorno di strapparlo dalle sue braccia. Quanta sofferenza! Ecco, Canicattì è soprattutto questo che basta da solo a superare le beghe quotidiane e a rendere chiaro che cosa sia il bene e il Male ma anche il coraggio, quell’andreias di cui ci parla Platone e ci fa comprendere quanto un giovane uomo possa divenire gigante e sfidare il tempo nel ricordo. Ecco, questa è Canicattì e io non la ignoro!
Maddalena Rispoli












