Torno sull’argomento chiedendo venia ai lettori ed al mio Direttore, ma ritengo che sia doloroso guardare le piaghe di una città che soffre oggi per quanto ieri non fu costruito o per quanto la Storia che ci ha preceduti ha segnato ( sempre ringraziando la politica del momento che, ieri come oggi, era manovrata da chi era più attento alla propria poltrona che al bene cittadino) infiggendo nel terreno radici che si fendono giù, giù fino ad abbarbicarsi nel terreno e cementificarsi. Mi avvarrò delle parole con cui Nestore si rivolge a Diomede nel IX canto dell’Iliade(v. 55, 56):” Nessuno, per quanti possano essere gli Achei, /avrà in uggia il tuo discorso,/ o vorrà dire contro. Ma tu non hai raggiunto/ ancora il termine delle tue parole.”Non voglio fare facile filosofia sui problemi reali, tanto reali da trasformare sovente l’abitante in spettatore passivo che si perde nelle nebbie dei ricordi, tanto utili ai fini letterari ma completamente astratti quando sono solo parole che vagano nel vento e come tali non risolvono, divengono soltanto un mugugno sussurrato e improduttivo. Il vecchio Fenice diceva ad Achille,( Iliade IX v 443), suo amato alunno:” E’ in grado di parlare e concludere fatti”. Mi soffermo a riflettere però: la bellezza dei ricordi diviene tale quando essi possono insegnare un percorso fatto da chi ci ha preceduto e da quest’ultimo trarre forza e volontà di non ripetere gli errori commessi. Ora, una realtà cittadina di oggi è figlia di quella che fu ieri nel bene e nel male; l’errore fondamentale è volere ignorare questi presupposti,( come mia abitudine invito i nostri politici tutti a leggere con avidità il cammino umano dalla preistoria ad oggi onde giovarsi dei passi giusti ma soprattutto di quelli sbagliati per non ripeterli, lasciando in un canto la pigrizia e cercando di colmare l’eventuale inattitudine agli studi(absit iniuria verbis!) con una sana e necessaria applicazione all’apprendimento.) Si tende a sottovalutare il percorso delle nostre città siciliane in questo ultimo trentennio, e qui mi si consenta il peso del ricordo con le donne vestite perennemente di nero ed i vecchi con il mantello e la coppola in testa seduti vicino alla Chiesa di San Diego, quadretti che tanto piacevano alla nostra cinematografia che dava alla luce capolavori come “Divorzio all’italiana” oppure “Sedotta e abbandonata”; ci piaceva ridere quando in una scena sull’emancipazione femminile alla domanda”Come chiamereste le donne che vogliono emanciparsi?” Un coro di uomini rispondeva: “ Bottana!”. Ma di ciò avremo modo di parlarne in seguito…Ebbene, chiediamoci come fu possibile una chiusura così inflessibile da parte degli isolani, eredi di una civiltà senza uguali a tutto ciò che accadeva loro intorno, come fu possibile dimenticare le lezioni dei grandi pensatori che avevano reso l’isola faro di civiltà? Certamente dobbiamo considerare che da sempre una perversa oligarchia ha visto nell’ignoranza la conquista del potere ed il mantenimento di quest’ultimo grazie alla sopraffazione ed alla conseguente paura. Ogni potente cela in sé l’animo di un Robespierre. Un tempo era vietato al popolo nutrirsi di sapere, le civiltà precolombiane non consentivano l’istruzione così come i Romani al popolo minuto e gli Inglesi delle colonie americani agli schiavi. Saper leggere e scrivere ha da sempre rappresentato la possibilità di interpretare la verità a proprio uso e consumo; ne sanno qualcosa le donne analfabete per obbligo e non per vocazione, ecco perché la Letteratura ci conserva poeti e scrittori maschi in quantità contro una grossa povertà femminile. Non fu Saffo dal crine di viola, osteggiata e chiacchierata per la sua scuola? Eppure i suoi versi sono immortali. E che dire di Compiuta Donzella? L’isola non si discosta dal resto del mondo in cui solo nobiltà e clero stringono nelle loro mani il sapere mentre il popolo tace sottomesso ché aveva le menti rivolte soltanto a lenire lo stomaco in perenne brontolio per la fame. Quando nei moti del 1820-21 a Napoli, i tenenti Morelli e Silvati erano certi che il popolo si sarebbe unito a loro e scesero tra i contadini inneggiando:” Re e Costituzione”avrebbero dovuto comprendere che la risposta di questi ultimi:”Pane e Costituzione” intendeva una totale ignoranza del termine Costituzione indicando invece un preciso intendimento della parola “fame”. E per i due poveri romantici il sogno si infranse fuori Porta Capuana. Ragazzi, in barba allo scandalo sul lavoro minorile, che venivano impiegati nelle miniere di zolfo( tristissime in Verga le figure di Ciaula quando vede la luna e del Ranocchio) ci guardano miseramente seminudi da una foto color seppia senza l’ombra di un sorriso sul volto scheletrito. Certo a loro non poteva interessare leggere e scrivere, erano già stati condannati alla nascita. L’avvento dell’unità d’Italia fu per il Sud una catastrofe di proporzioni immani in cui si videro brillare prepotenze e soverchierie sulla gente, costretta a votare secondo precise volontà settoriali. Si potrebbe obiettare che l’analfabetismo del Sud combatteva con quello del Nord, ma il nostro amato Meridione aveva ben più gravi peccati da scontare: essere stati sudditi del Borbone, un nome da esecrare e dimenticare. E siccome la storia la fanno i vincitori, come disse Brenno:”Vae victis” tutti dovettero pagare lo scotto con l’invasione di prefetti dal Nord che subivano il loro interminabile viaggio in carrozza verso al Sicilia come una punizione da scontare in una terra selvaggia abitata da selvaggi che parlavano una lingua incomprensibile. Ne nacque uno scontro di due civiltà a confronto in cui la sfiducia era alla base dei rapporti. Non ci fu più la Legge bensì una Legge che veniva imposta con la sopraffazione e sovente con la pena di morte, una Legge che non si poneva a difesa del cittadino ma contro il cittadino straniero in casa propria. Alla gente povera, piccola, oppressa da beghe quotidiane non rimase che rivolgersi a coloro che erano in grado di parlare la stessa lingua, di comprendere usi e costumi locale, di amministrare prebende o difesa contro i torti ,punendo e facendo immediata giustizia secondo un sommario processo come già era stato per i Beati Paoli. Era una Legge periferica che si ergeva ufficialmente a difesa dei miseri, dei contrastati dall’ingiustizia,degli schiavi di una società razzista fatta di una scala piramidale in cui la base, vasta e “spalmata” sul territorio si innalzava a punta verso l’alto.

fine prima parte


Maddalena Rispoli