Descrivere compiutamente ed esattamente,oltre i luoghi visitati, più in particolare le emozioni, la commozione e le impressioni ricavate da un pellegrinaggio nella Terra Santa , può essere non esaustivo in quanto si corre il rischio di non dare il giusto rilievo a fatti e/o sentimenti che,al contrario,vanno approfonditi o narrati con maggior dovizia di particolari.

Ciò posto,debbo dire preliminarmente che ,appena toccato il suolo di tale terra,al primo impatto ci si accorge immediatamente di essere venuti a contatto con un territorio ricco di una civiltà millenaria ,molto diversa da quella europea ,che presenta caratteristiche tutte proprie e spesso tra loro differenziate sia sotto l’aspetto politico-economico e sociale che,in maggior misura,religioso.

A parte,ciò,mi preme sottolineare in questa sede soltanto il fatto che la visita di tali luoghi, a mio avviso,lascia nei partecipanti ,alla fine del viaggio,un segno indelebile ,una impronta capace di suscitare nei loro cuori,arricchendoli,sentimenti di serenità,fratellanza,amicizia e di pace che difficilmente si rinvengono in altri pellegrinaggi; il che deve far riflettere molto ove si consideri che tali sensazioni si provano venendo a contatto con una terra tanto martoriata nella quale si toccano con mano segnali di inquietudine e di irrequietezza a causa della ancora irrisolta questione ebraico –palestinese; terra che ,tuttavia, fa subito cogliere al visitatore la presenza di tanta spiritualità, difficilmente percepibile in altri luoghi sacri,che può talora cambiare la sua vita sia esso credente o non credente.

A tale proposito,debbo confessare che il semplice fatto di poggiare i piedi sui luoghi nei quali il Divin Maestro è nato,cresciuto,ha predicato ed operato miracoli, sofferto, morto e risorto suscita nell’animo del credente una sensazione unica e veramente toccante che gli riempie l’animo di gioia e di serena spiritualità. Visitare questi luoghi comporta,quindi, per il credente un arricchimento spirituale ed un aumento della fede che,se anche fosse stata alla partenza non molto solida,al ritorno si accorgerà di scoprirla alquanto irrobustita e molto più forte.

E quel che può sembrare strano che una simile trasformazione si verifica quasi inavvertitamente, senza alcun atto volontario del pellegrino,essendo sufficiente il suo solo ascolto, la sua sola immedesimazione,l’attenzione alla spiegazione dei luoghi e conseguentemente dei testi biblici ai quali ,gioco forza,debbono essere richiamati.

Come,quindi, si può restare indifferenti alla vista del monte Nebo, del monte Carmelo, del lago di Tiberiade,di Cafarnao con i ruderi della casa di Pietro e della sinagoga,di Canaan,delle chiese della Annunciazione e di quella della visita di Maria alla cugina Elisabetta,della grotta di Betlemme,del fiume Giordano,del Monte delle Beatitudini,del monte Tabor,del Calvario,del Getsemani,del Santo Sepolcro,della Ascensione e d tanto altro ancora?Sembra,infatti,di essere quasi fisicamente vicini a Cristo e di accompagnarlo nella sua opera di redenzione dell’umanità quasi aiutandolo a portare la croce mediante la preghiera ed una attenta meditazione delle Sacre Scritture che pian piano si imprimono fortemente nell’animo di ogni partecipante. Personalmente sono stato maggiormente colpito dall’adorazione notturna fatta dal mio gruppo nella chiesa posta sul monte degli ulivi, dove si dice che Gesù abbia sudato sangue,perché in questo luogo ha voluto manifestare la sua doppia natura,quella umana che ha sempre paura della morte e quella divina disposta a fare la volontà del Padre pur sapendo che era venuto al mondo con un compito preciso,la redenzione dell’umanità la quale doveva passare necessariamente attraverso l’amaro calice della crocefissione.

Anche la visita al Santo Sepolcro ha lasciato nel mio cuore una impronta tangibile che ha contribuito notevolmente ad accrescere la mia fede a motivo,forse, della forte emozione provata pensando che proprio lì era stato seppellito il Salvatore del mondo pur nella consapevolezza di sapere che si tratta di un sepolcro che deve essere necessariamente “ vuoto” perché senza la resurrezione,come dice San Paolo”vana sarebbe la nostra fede”.

E che dire,inoltre,della città di Gerusalemme ,la città santa per antonomasia,contesa e pretesa da tanti dominatori nel corso dei secoli ed ancora sino ai giorni nostri? E’ una città che a tutt’oggi mantiene inalterata la sua bellezza medievale con le otto porte da quella di Davide di Erode,di Damasco,di Giaffa etc ,al cui interno è possibile ammirare i segni monumentali delle passate dominazioni ( ebraica,araba,normanna etc).Dentro le sue mura pare che il tempo si sia fermato essendo rimasti immutati i minareti,le moschee(interessante la cupola della Roccia comunemente chiamata moschea di Omar) ,le chiese cristiano- bizantine,le sinagoghe ebraiche,la Spianata del Tempio e il noto”Muro del pianto” davanti al quale gli ebrei si racchiudono in preghiera. Trattasi indubbiamente di una città multietnica nella quale si concentrano popoli di ogni razza e di ogni nazione con le loro usanze,con la loro cultura,con la loro religione,con istituzioni proprie e quant’altro. Basti pensare che la città di Gerusalemme è l’unica città al mondo nella quale trovano allocazione le tre religioni monoteiste(ebraismo,islam e cristianesimo)le quali convivono e coesistono attraverso una cosciente tolleranza reciproca senza della quale non sarebbe possibile nessuna pacifica “coabitazione”.

Anche qui si provano forti emozioni al pensiero che in tale città si è verificato il grande dramma dell’umanità che uccide il figlio di Dio,il Messia, che gli ebrei attendono ancora da oltre duemila anni e che,forse,a causa del mancato riconoscimento di Gesù quale Messia venuto a salvare il mondo,vivono tuttora nel terrore e nella costante paura di attentati e quant’altro.

Molto mi ha stupito in proposito la costruzione del muro che viene quasi quotidianamente costruito dagli ebrei sui territori occupati,al momento lungo oltre 7oo KM e che tende ad allungarsi ancor più, quasi a forma di un enorme serpente, in quanto viene innalzato a riparo dei vari insediamenti che, spuntando all’improvviso come i funghi, rosicchiano poco alla volta di fatto il territorio assegnato ai palestinesi; il che,oltre a costituire una vergogna unica al mondo dove i muri non si costruiscono ma si abbattono,fa si che non possa nemmeno aver inizio qualsiasi forma di dialogo tra i due popoli di cui quello palestinese,al quale viene impedito persino l’accesso anche a soli scopi commerciali nella città di Gerusalemme,continua a fare i conti con l’indigenza più amara mentre dall’altra parte gli ebrei vivono nella ricchezza e nell’opulenza.

Ovviamente tutto ciò vanifica sul nascere qualsiasi tentativo ,se non di pacificazione,almeno di integrazione rendendo così molto difficile ogni processo di costituzione di due Stati,liberi e sovrani al proprio interno,come vorrebbero le grandi Potenze chiamate a gestire una situazione tanto complessa e,al momento,ahimé, di non facile ed immediata soluzione.

Lasciando a chi di dovere il compito di sbrogliare una matassa così intrigata,mi sembra doveroso,per ultimo, accennare all’opera veramente encomiabile svolta dai Frati di Terra Santa che tanto hanno fatto e continuano a fare per i poveri della Palestina sia con interventi sanitari (vedasi in proposito l’ospedale costruito a Betlemme per i bambini abbandonati e/o disabili)che con istituti scolastici nei quali vengono accolti studenti di entrambe le comunità iniziando così un processo di integrazione che fa ben sperare per l’avvenire. Altrettanto meritoria è l’opera dei Frati francescani sia per le scoperte archeologiche sinora effettuate, che hanno consentito di riportare alla luce tanti tesori nascosti, che per la custodia dei luoghi santi la cui precipua finalità è quella di evitare il loro deterioramento e conseguentemente consentire la visita da parte sia del mondo cattolico o delle altre religioni,oltre che,ovviamente,dei cultori delle belle Arti interessati che vogliano arricchire o perfezionare le loro conoscenze ..

Concludendo debbo sinceramente affermare che quello nella Terra santa non è un pellegrinaggio ma” il pellegrinaggio” che ciascun credente,al pari dei musulmani che si recano almeno per una volta nella vita alla Mecca,dovrebbe fare per rendere omaggio a quei luoghi sacri dai quali sicuramente si rientra a casa con le mani piene di tanta fede e con la voglia di ritornarci per gustare meglio le sensazioni provate.

Alla fine penso che anche il non credente,se presta la dovuta attenzione e buona volontà,potrà far ritorno con un bagaglio sia di spiritualità che,come detto sopra, di conoscenza,di ammirazione estetica e culturale di tanti bei capolavori d’arte la cui perdita arrecherebbe un danno incalcolabile all’umanità intera,al di là del credo religioso di ciascun uomo.

Salvatore Curcio