Un anno fa, il 17 Settembre 2011 veniva presentato ufficialmente al pubblico presso il Teatro dell’oratorio salesiano “Don Bosco” di Canicattì, in Sicilia, il Movimento Cattolico Giovanile “I Seguaci di Maria”, di cui è fondatore il poeta – cantautore Sal Marchese. Quella serata erano presenti tra i relatori, oltre al fondatore, anche il Prof. Salvatore Li Bassi da Palermo (docente, scrittore, membro del Rns di Palermo) e Padre Gianbattista Spoto (ordine dei frati minori conventuali di Palermo) Da allora, grazie anche al sostegno di sponsor e di qualche benefattore, è stato fatto molto per il bene dei giovani, per contribuire alla loro crescita e formazione. Sia sociale, culturale che spirituale, aspetti inseparabili tra loro per una equilibrata crescita dei giovani. Sono stati organizzati decine di eventi di aggregazione quali: concerti di musica, serate di cultura generale e proiezioni di film, tutti all’interno del teatro dell’oratorio locale. È stato fondato un giornalino,- che nel frattempo ha cambiato nome e grafica -, che viene diffuso in sette paesi limitrofi, nonchè inviato per posta ad alcuni benefattori in tutta Italia. Centinaia gli studenti che il fondatore del movimento ha incontrato nel corso di convegni – testimonianza nelle scuole pubbliche della Sicilia. Non pochi – dice Marchese – anche gli ostacoli: invidie, calunnie, accuse di proselitismo religioso. Ma il mio affetto per i giovani, va oltre le scelte religiose, perché l’Amore, quello insegnato da Cristo, non ha secondi fini. Ma anche questo fa parte del “gioco”. Ma per non prendere troppo sul serio il “gioco” della vita, io ho una grande fortuna: ho i giovani dalla mia parte. Sono loro -continua Marchese – che mi insegnano con la loro grande capacità di ironizzare su tutto, e di “cazzeggiare” anche sulle cose serie, che in fondo in fondo la vita, come scrisse William Shakespeare: “non è altro che un grande teatro, e noi non siamo altro che attori”. Ma io non recito una parte, un ruolo, una comparsa. Io credo in quello che faccio. Perchè come cantava Lucio Dalla : “se non ci sarà più gente come me, voglio morire in Piazza Grande”. Io invece dico: “lasciatemi fuori dalle ipocrisie degli adulti, che si sono ormai arresi e omologati al sistema. Preferisco vivere con i giovani e morire per i giovani.

















