Il mondo greco ci ha regalato voci che, sfidando, il tempo,sono divenute immortali e come tali ancora oggi cantano melodie di incomparabile bellezza. Il panorama letterario ci riconduce ad Omero, genio inimitabile; Mimnermo, maestro di liricità; Tirteo, voce di Sparta,ma è di fronte a Saffo che dobbiamo chinare la fronte per la forza e la grandiosità d’animo che seppe tramandare in quel microcosmo greco amante della donna chiusa e segregata nel gineceo; eppure per la poetessa forse non fu così: essa era di famiglia aristocratica il che le permetteva rapporti sociali ampi tanto da poter scambiare versi con il poeta Alceo e fare viaggi. Ancora vivente il suo nome fu conosciuto dai contemporanei e ciò per una donna dell’epoca era tantissimo come vivere da poetessa e maestra di “tiaso”pur essendo moglie e madre di Cleide, amatissima figlia per la quale scrisse: E’ mia la bella figlia/che di fiori d’oro ha fattezze, l’amata Cleide… “Il tiaso è il suo regno, in cui si respirano bellezza e serenità poiché la tristezza è bandita, come la noia o la ripetitività della vita. Ogni giorno è fonte d’amore per un giardino ornato da fanciulle indimenticabili al suo cuore ed esse oltre alla gioia generano sofferenza quando vanno via per una vita coniugale come fu per Anattoria; Saffo infatti le ama con tutta la forza dell’anima ed il suo cuore le rivive giovinette acerbe impresse nella sua mente con tutta la forza del ricordo. Solo la Dea amica Afrodite, è capace di lenire il suo animo con la consolazione mentre la natura regala splendori in cui la luna o il cielo stellato brillano con tanta sacralità. Ma la gelosia è in agguato quando l’uomo compare per portare con sé la fanciulla alla vita di sposa e Saffo guarda la scena dell’incontro con il petto trafitto dal dolore.

”Mi sembra un dio


quell’uomo che innanzi a te siede

e ti ascolta, tu parli con dolcezza

a lui vicina.

Ecco, la mia lingua è come fatta a pezzi,

un subito serpeggiante fuoco corre

sotto la pelle, gli occhi spenti dal buio,

le orecchie tintinnano

il sudore mi bagna e tutta tremo

in verde iridescenza, è come

è come se la morte mi ghermisse:

pure son costretta a molta forza…

Di lei molto si è detto e molto ancora si dirà ma, forse, nessuno più di Alceo la tramandò alla storia in tutto il suo splendore:

Cinta di viole,dal sorriso soave, dal tenero sorriso, Saffo.

Maddalena Rispoli