E’ sempre lui, il nostro Catullo che ama appassionatamente Lesbia e benché essa non si accontenti di averlo come solo amante, egli sopporta con rassegnazione purché lo sguardo della sua signora gli sia rivolto tra un capriccio e l’altro. Infedeltà, ripicche, gelosie, tradimenti , disperazione non possono però cancellare i baci della donna che lo tiene legato a sé con una sensualità così violenta da renderlo schiavo. Allora le parole del Poeta divengono strumenti che sottolineano l’erotismo più viscerale cui egli non vuole e non può rinunciare. Magistrale l’immagine evocata da vocaboli come basia e basiare ricche di tutto il fremito che dalle labbra della donna si riversano come un torrente dentro di lui rendendolo servo. Di proposito Catullo usa basia e non oscula perché, grazie all’uso delle labiali, il lettore senta e partecipi della sua estasi d’amore quando le labbra si abbeverano a quelle della sua donna.

Vuoi sapere,o Lesbia, con quanti dei tuoi baci


Potrei sentirmi saziato e saturato.

Quale incalcolabile numero di granellini di sabbia africana

Giace nella Cirenaica feconda di silfio,

tra l’oracolo dell’arroventato Giove

e il sacro antico sepolcro di Batto;

o quale smisurato tappeto di stelle, quando tace la notte,

guarda i nascosti amori della gente,

così è l’incalcolabile numero di baci

che devi dare a Catullo il folle

per sentirsi saziato e saturato;

lontani gli impiccioni da questa cifra

e via il malocchio delle malelingue.

Maddalena Rispoli