La disoccupazione è un termometro che misura la salute economica di una nazione. In Italia, da molto tempo ormai, questo termometro segna febbre elevata, della quale soffrono soprattutto i giovani. L’occupazione continua a precipitare. Restano senza lavoro soprattutto i giovani e gli over 45-55 anni. Tanti sono colpiti dalla cassa integrazione, molti i segnali d’instabilità e lo sfondo è di grande incertezza per la mancanza di risposte strutturali che la crisi ha messo in evidenza. Un giovane su quattro è senza lavoro. Per il paese significa che stiamo creando un debito pubblico infinito nel nostro futuro. Non possiamo rassegnarci a considerarla una generazione perduta. E’ un lusso che non possiamo permetterci e le speranze dei giovani non possono aspettare all’infinito. I giovani faticano a entrare nel mercato del lavoro, avranno grossissime difficoltà pensionistiche e peseranno sempre di più sul risparmio delle famiglie. Se la situazione non è ancora diventata esplosiva, lo si deve soprattutto alla funzione calmieratrice delle famiglie. Ma fino a quando? Il tasso di disoccupazione in Italia è in continuo aumento. Nel 2010 il tasso di disoccupazione per età raggiungeva il 27,8% nella fascia tra i 25-34 anni ed il 5,49% in quella dai 35 anni e più. Il tasso totale nello stesso anno si assestava all’8,4%. Drammatica è la situazione occupazionale giovanile e aumenta sempre più il numero dei giovani alla ricerca del loro primo posto di lavoro, nell’universo dei disoccupati. Nello stesso 2010 i giovani sotto i 28 anni fuori dal mondo del lavoro e dell’istruzione sono saliti a 2,1 milioni. Uno spreco immane di vita e di risorse. La crisi economica e la contraddizione della attività produttiva sono indubbiamente le cause principali della disoccupazione giovanile, ma anche la mancanza di decisioni adeguate delle istituzioni allo sviluppo economico e la colpa della scuola che, salvo casi marginali, non fornisce preparazioni professionali, e in ciò risiede il grande scollamento tra domanda e offerta di lavoro giovanile.
Rimettere in moto l’occupazione, dare prospettive ai giovani è un dovere della politica che deve intervenire sulla pubblica amministrazione e continuare a cercare seriamente con tutti, un nuovo patto industriale e sociale. E’ indispensabile introdurre profondi cambiamenti strutturali in molti ambiti della società, infondendo in essa la cultura ed il riconoscimento del merito. Necessitano istituzioni che sappiano recuperare la fiducia dei cittadini e delle imprese, che oggi è gravemente erosa, ponendo a rischio la stessa convivenza civile.
Cav. Colaone Sergio Solarolo Ravenna

















