La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto una inchiesta sulle richieste di indennità di malattia e di maternità erogate dall’Inps di Agrigento nel 2012 ai braccianti che operano a Canicattì ed in altri paesi dell’hinterland come ad esempio Naro, Ravanusa, Castrofilippo, Campobello di Licata e Camastra comuni che vivono prevalentemente di agricoltura. L’inchiesta è stata avviata direttamente su segnalazione dell’Inps Nazionale, dopo che l’ente di previdenza sociale ha notato che l’anno scorso le richieste per entrare in possesso dei soldi che vengono liquidati in questi casi – circa 2000 euro a lavoratore – sono aumentate del 100% passando da circa 9000 del 2011 ad oltre 20000 del 2012. Facendo alcuni calcoli, l’Istituto nazionale di previdenza sociale, ha erogato circa 40 milioni di euro in indennizzi a braccianti e lavoratori del settore agricolo che hanno dichiarato essersi ammalati o in maternità nel corso del 2012. L’inchiesta della Procura, affidata alla Guardia di Finanza, in questi mesi ha visto l’acquisizione di atti e documentazione presso la sede Inps di Canicattì e presso quella centrale di Agrigento. Il sospetto è quello che parecchie persone, presentando false certificazioni mediche e soprattutto false attestazioni di assunzioni da parte di aziende agricole che operano nella zona abbiano potuto usufruire di questo genere di indennizzi da parte dell’Inps. Infatti, per potere accedere al beneficio e quindi al contributo economico da parte dell’Istituto occorre essere in possesso di determinati requisiti come ad esempio per quelli assunti a tempo determinato dimostrare di avere svolto funzioni in agricoltura per un minimo di 51 giornate lavorative. L’inchiesta ovviamente viene mantenuta nel più stretto riserbo da parte della Procura. Coinvolti nelle indagini ci sarebbero anche medici compiacenti che avrebbero attestato patologie cliniche non vere per giustificare lo status dei loro pazienti. Alcuni dei medici e dei professioni sono stati anche sentiti dagli inquirenti. L’ultima inchiesta su questo fronte condotta a Canicattì risale al 2007 quando la Guardia di Finanza scopri due aziende con sede a Caltanissetta che avevano assunto in maniera fittizia ben 156 lavoratori, 140 dei quali residenti nella città dell’Uva Italia. L’assunzione, appurarono le indagini, era però soltanto un atto formale per ottenere i benefici derivanti dalle prestazioni previdenmziali erogate dall’Inps, come la disoccupazione e le indennità per malattia e maternità. Entrambe le società, inoltre, dichiaravano di avere in media circa 60 lavoratori l’anno. Ed è in questo troncone che era stata inserita l’attività investigativa sull’assunzione dei braccianti agricoli canicattinesi. La Guardia di Finanza aveva scoperto che i braccianti, invece di essere regolarmente al lavoro sui terreni delle aziende agricole interessate dall’operazione, svolgevano attività lavorativa presso altre ditte o nei terreni di proprietà personale. Adesso questa nuova inchiesta partita qualche mese addietro e che potrebbe portare a breve ulteriori sviluppi. Nel 2012, infine l’Inps di Agrigento ha liquidato tra Canicattì ed altri comuni dell’hinterland ben 4121 pratiche di disoccupazione agricola.
«Non posso confermare che la Procura della Repubblica di Agrigento abbia avviato una inchiesta sul pagamento di indennità di malattia e maternità a braccianti agricoli che operano a Canicattì ed in altri comuni dell’hinterland. Posso però ribadire che la sede nazionale dell’Inps è molto attenta soprattutto quando si registrano dati anomali come nel caso di questa parte della provincia di Agrigento, dove è stato registrato un aumento di oltre il 100% di richieste in tal senso». A parlare è il presidente del comitato provinciale dell’Inps di Agrigento, Paolo Galione, il quale ha reso noto che nel 2012 la sede dell’ente che si trova in via Picone nel capoluogo ha registrato oltre 20 mila richieste di indennizzi per malattia e maternità che sono state regolarmente evase o stanno per essere liquidate. L’anno precedente erano state circa 9 mila. «Per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato – continua Galione – l’indennità di malattia spetta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare, purché abbiano effettivamente iniziato l’attività lavorativa. Quindi ci sono delle regole ben precise e dei requisiti minimi dai quali il lavoratore e le aziende che li hanno assunti non possono sottrarsi dal rispettare. Certo che oltre ventimila domande in un anno sono qualcosa di anomalo e credo che la sede nazionale dell’Inps abbia voluto appurare se effettivamente tutti abbiano i requisiti per accedere a questo genere di benefici».
CARMELO VELLA












