Si è dimesso l’assessore comunale di Favara, Emanuele Vita. In una letera ne spiega le motivazioni: “Favara è il paese in cui vivo, qui ho tutto: le mie speranze, la mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro, le mie passioni. Qui ho imparato in questi 6 mesi i veri valori che per sempre porterò nel mio cuore, ho imparato ad ascoltare chi è rimasto indietro, i poveri, i disoccupati e chi vive in piena emergenza quotidianamente ed è stanco delle parole al vento, qui ho appreso i ricchi sentimenti del nostro paese: l’amicizia e la fiducia.

Qui ho appreso, con passione nei confronti del mio paese, i veri doveri di cittadino prima e di amministratore dopo: il sacrificio, la responsabilità e l’umiltà. Ho scelto in passato di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non volevo e non voglio vivere in un paese senza futuro, governato da forze immature e da uomini legatia doppio filo, ad un passato politicamente ed economicamente fallimentare.


Per poter intraprendere una nuova scelta di vita, non essendo legato a nessuna poltrona e stipendio, ho il bisogno di rassegnare oggi stesso le mie dimissioni. Tale scelta, non istintiva, ma ragionata e discussa con i tanti giovani che mi hanno permesso di ottenere degli incoraggianti risultati in questi ultimi mesi, ci sembra ad oggi a tutti noi la scelta più idonea ed eticamente la più saggia. Ad oggi gli stimoli positivi che percepisco nella mia città, provengono aimè soltanto dal mondo del volontariato, dell’associazionismo e dalla società civile. So quel che non voglio e, insieme con i molti favaresi che mi hanno mostrato la loro fiducia in tutti questi mesi, so anche quello che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzare, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali, democratiche e costruttive che sentono il dovere civile di offrire al paese una alternativa credibile al governo della nostra città, ed in fine di mettere fine alle scelte politiche passate figlie della distruzione territoriale prima e del disagio sociale economico e giovanile poi.

E’ proprio a questi ultimi che mi rivolgo! Si proprio ai giovani, non piegatevi, non è più il momento di tirarsi indietro! Lo dico agli operai, agli imprenditori, agli artigiani, ai professionisti, a tutti coloro che ogni giorno credono in quello che fanno, a tutti coloro che in passato hanno piegato la testa per le solite retoriche ragioni; è l’ora di lavorare insieme per non fare morire quel piccolo vento di cambiamento che insieme abbiamo fatto nascere in questi ultimi mesi e che mi ha dato la speranza ed il coraggio di credere in una città migliore e portare a compimento quei piccoli traguardi che si promettevano da anni, ma che si sono concretizzati soltanto negli ultimi mesi e che porteranno altri frutti nei mesi successivi.

La vecchia classe politica favarese è stata travolta dai fatti e deve essere superata dai tempi. Il gioco del tutti contro tutti, dell’eterno zero a zero, non mi appartiene e ad oggi non vedo la possibilità e la volontà di cambiare nettamente i fatti con scelte drastiche e coraggiose che necessita la nostra città. Mai come in questo momento Favara, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare il sistema comunale.Gli orfani ed i nostalgici della vecchia politica, infatti, non sono soltanto presenti in questo comune ma sono come se non bastasse impreparati al governo della città.Portano con sé anche un retaggio ideologico che stride e fa a pugni con le grida e le esigenze del nostro paese, fondato da grandi personalità che non meritano di essere dimenticate.Per forza di cose e per la somma algebrica delle condizioni passate, le nostre aule consiliari non credono nella collaborazione, non credono nell’iniziativa altrui, non credono nei giovani, non credono nell’individuo.Non credono che la città possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non credono purtroppo più in niente. Vorrebbero trasformare la città in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo sono costretto a contrappormi a loro, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi – ora, subito, prima che sia troppo tardi -è perché sogno una Favara civile, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio ci siano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.Per ultimo, ma non in ordine di importanza, ringrazio il Sindaco per l’opportunità offertami, augurando ad egli ed all’intera amministrazione Comunale, un proficuo e costruttivo lavoro per la nostra amata città”, conclude Emanuele Vita.